Quel debole “caso” contestato dal Corriere della Sera a Ignazio La Russa

Monica Guerzoni, la quirinalista del Corriere della Sera succeduta a Marzio Breda, che aveva fatto delle mura del Quirinale un po’ la sua casa, e non solo l’ufficio di corrispondenza o di missione,  ha tradotto in un “caso” una intervista all’agenzia Adn Kronos nella quale il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto che se non Giorgia Meloni per ragioni di età, dovendo ancora compiere i 50 anni richiesti dalla Costituzione, un altro esponente della destra avrebbe già potuto essere presidente della Repubblica succedendo a Sergio Mattarella.

L’elezione di un destro, chiamiamolo così, considerando i numeri parlamentari usciti dalle urne dell’autunno del 2022, sarebbe avvenuta se Mattarella avesse accettato proprio quell’anno la sua conferma al Quirinale nella formula, nello stile e quant’altro del suo predecessore Giorgio Napolitano. Che alla scadenza del suo primo mandato quirinalizio settennale ne aveva accettato un secondo, sollecitato dai partiti incapaci di trovargli in quel momento un successore, solo per un po’: il tempo necessario più che per stancarsi e dimettersi anticipatamente, secondo le motivazioni ufficiali, per  ripassare la palla ai partiti in grado finalmente di raccoglierla.

Se così avesse fatto anche Mattarella, come Napolitano trattenendosi al Quirinale per altri due anni soltanto, il centrodestra avrebbe potuto accasarvisi avendo già la Meloni a Palazzo Chigi.

La Guerzoni – se non ho capito male, se non l’ho letta con la malizia che la buonanima di Giulio Andreotti soleva perdonare, e persino praticare, nella convinzione di “indovinare”- ha visto nel ragionamento di La Russa una vena di rammarico. Inelegante, quanto meno, per un presidente del Senato che è nelle gerarchie costituzionali la seconda carica dello Stato, titolata a sostituire la prima nel caso di un suo impedimento temporaneo, o in attesa di un successore eletto dalle Camere in seduta congiunta, e allargate ad una rappresentanza specifica dei Consigli regionali.

Si da tuttavia il caso, riferito dalla stessa quirinalista del Corriere anche a costo di contraddire e smontare quello da lei sollevato e messo persino nel titolo del suo articolo, che La Russa abbia tenuto a precisare che comunque, pur con la durata intera del suo secondo mandato, diverso da quello di Napolitano interrotto a meno della metà, “abbiamo avuto la fortuna di avere un buon presidente”. La destra quindi sarebbe stata solo sfortunata, non tradita o raggirata con una specie di secchia rapita da un presidente della Repubblica deciso a rimanere al suo posto per tutto il tempo assegnatogli dalla Costituzione, e non a scaldare il posto per una successione anticipata. Un caso, quindi, quello del Corriere della Sera, un po’ debole francamente da sostenere come tale.

Pubblicato sul Dubbio

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