Giorgio Napolitano è rimorto, di dolore, per il suo amico e consigliere Loris D’Ambrosio

         Poche righe -bastano e avanzano- per commentare la decisione appena presa dal Consiglio Superiore della Magisratura di bocciare l’istanza presentata nel 2017 dai familiari di considerare vittima del dovere il giurista Loris D’Ambrosio. Che, consigliere giuridico del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, morì d’infarto nel 2012 nel mezzo delle polemiche procurategli dal coinvolgimento, con lo stesso Napolitano, nelle intercettazioni telefoniche -poi distrutte su ordine della Corte Costituzionale- per il processo sulle presunte trattative fra lo Stato e la mafia nella stagione delle stragi.

         Di quella morte si dolse pubblicamente e pianse, partecipando ai suoi funerali, il capo dello Stato in persona. Profonda fu la costernazione anche fra i collegi di D’Ambrosio, cui venne poi dedicata una sala del Ministero della Giustizia, dove egli aveva lavorato prima di essere chiamato al Quirinale. Dove peraltro Napolitano respinse com immediatezza e fermezza le dimissioni presentategli dall’illustre collaboratore nel tentativo di arginare i veleni che stavano raggiungendo, per quella vicenda processuale, il vertice istituzionale.

         Il commento alla decisione del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha ereditato dal precedente il non meno assurdo ritardo nell’esame dell’istanza, è semplicemente questo: Giorgio Napolitano, scomparso di recente e giustamente onorato dei funerali di Stato, è rimorto: non di vecchiaia, questa volta, ma di dolore.     

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