I presunti dubbi del Colle che tanto piacciono a Conte e ai grillini

            Quei “dubbi del Colle sul rimpasto di governo” annnunciati su tutta la prima pagina del Corriere della Sera, e rilanciati con molto minore evidenza dal manifesto come “gelo” del Quirinale “sul rimpasto 2021”, atteso, temuto e quant’altro all’indomani dell’approvazione del bilancio, debbono aver fatto tirare un sospiro di sollievo sia al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ancora nega contro ogni evidenza che qualcuno nella maggioranza giallorossa gli abbia davvero chiesto un’operazione del genere, e al capo della delegazione grillina al governo, il guardasigilli Alfonso Bonafede. Che ha appena formalizzato, diciamo così, il suo no ad un’operazione che potrebbe peraltro comprometterne gradi e quant’altro, essendo la condizione del suo movimento alquanto volatile, quasi quanto il fumo delle sigarette elettroniche che lo ha avvolto nelle polemiche degli ultimi giorni, come un qualsiasi partitino della cosiddetta prima Repubblica che si lasciava finanziare dal petroliere di turno.

             Lesto come al solito, Aldo Grasso in fondo alla stessa prima pagina del Corriere della Sera ci ha ricamato sopra, diciamo così, chiedendo a Beppe Grillo, amici e soci di non fnire come “venditori di fumo” più ancora di quanto non abbiano già fatto con le loro mancate rivoluzioni palingenetiche, a cominciare dalla sconfitta della povertà con il cosiddetto reddito di cittadinanza. Sul quale gli esperti veri o presunti del ramo hanno ravvisato considerazioni autocritiche, tardive ma pur sempre apprezzabili, in una specie di saggio affidato dall’ex capo del movimento 5 Stelle Luigi Di Maio alla generosità ospitalità del Foglio.

Non credo tuttavia che uguale soddisfazione abbiano provato, leggendo dei “dubbi” del Colle, ai vertici del Pd, dove cronisti e retroscenisti di Repubbica, per esempio, non proprio l’ultimo giornale italiano, hanno continuato a raccogliere notizie e voci su malumori verso il presidente del Consiglio, specie dopo avere appreso che, con l’aria di non volere accentrare la preparazione dei piani d’uso dei fondi europei per la ripresa, egli sta approntando una sala di cosiddetta regìa di non meno di trecento persone. Che Il Giornale della famiglia Berlusconi, appena elogiata pubblicamente per senso di responsabilità e coraggio dal capo della delegazione del Pd al governo, il ministro della Cultura Dario Franceschini, ha già liquidato forse non a torto come “un carrozzone”.

            D’altronde, a ben leggere e rileggere l’articolo del quirinalista del Corriere Marzio Breda sui dubbi del Colle tanto utili a Conte e ai grillini si trovano più condizionali del solito, e soprattutto una contraddizione direi insolita per l’abituale puntigliosità del cronista. Il quale, in particolare, da una parte scrive che l’operazione rimpasto potrebbe complicare più che sciogliere i nodi per conciliare lotta alla pandemia e ripresa economica, ma dall’altra si chiede se le forze della maggioranza “credono fino in fondo alla formula in base alla quale hanno finora scelto di stare insieme e che mostra già parecchie fragilità”. Ma allora di che cosa parliamo, di grazia? A quali e quante altre “fragilità” dobbiamo prepararci e rassegnarci ?

 

 

 

 

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