Eugenio Scalfari cerca un posto e un ruolo per l’amico Mario Draghi

               Comprensibilmente sfinito pure lui, e alla sua venerabile età, dallo spettacolo della politica italiana, ruotante attorno alla figura “centrale” di Luigi Di Maio, che può fare il bello e il cattivo tempo, costruire Scalfari.jpge smontare alleanze, come una volta accadeva a uomini come Alcide De Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer o Bettino Craxi, con i loro partiti alle spalle; e forse un po’ deluso anche da Giuseppe Conte, su cui pure aveva tanto scommesso durante la crisi agostana compiacendosi di vederlo all’opera per il suo secondo governo, Eugenio Scalfari si è dedicato ad altro questa domenica sulla sua Repubblica di carta. Egli si è proposto di trovare un ruolo per un amico al quale tiene giustamente molto e vale moltissimo di certo: il presidente uscente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, in partenza da Francoforte, dove sarà sostituito dalla francese Christine Lagarde.

            A Scalfari è apparso “piuttosto improbabile” un Draghi che a 72 anni compiuti il 3 settembre scorso, con tutto quello che è stato e ha fatto in Italia e in Europa, servendo e onorando l’una e l’altra, “resti a casa Dracula.jpgpropria e vada a divertirsi al cinema o al teatro”. O porti ai giardinetti i nipoti o pronipoti, se ne ha, contento di non vedersi più rappresentato su qualche giornale tedesco come Dracula alle prese con i risparmiatori virtuosi d’oltr’Alpe per acquistare e salvare i titoli del debito pubblico italiano.

             Draghi avrebbe potuto essere -si è rammaricato l’amico di Repubblica– il nuovo presidente della Commissione Europea se i tempi e i rapporti politici di forza non avessero lavorato contro di lui portando a Bruxelles, naturalmente, la tedesca Ursula von der Leyen. Gli si potrebbe affidare la missione probabilmente impossibile di mediatore o quant’altro nei rapporti fra la Gran Bretagna e l’Europa così imprudentemente abbandonata dagli elettori e dai governanti oltre la Manica. Ma figuratevi se da quelle parti, ormai mature per produrre anche loro un fenomeno alla Grillo, si lasceranno mai tentare dalla proposta di rivolgersi o di farsi curare da uno come Draghi.

            Poiché non c’era tempo per aspettarne la partenza da Francoforte durante la crisi del governo gialloverde e mandarlo a Palazzo Chigi al posto di Conte, Scalfari ha immaginato per Draghi un Ministero importante nel nuovo governo, con “poteri molto elevati per l’Economia”. Ma figuriamoci, con tutto il rispetto che merita il presidente uscente della Banca Europea, se il ministro dell’Economia appena nominato, il piddino Roberto Gualtieri, accetterebbe mai una cosa del genere, per non parlare dei grillini, ossessionati giorno e notte dal calcolo di quanti ministri, vice ministri, sottosegretari e quant’altro dispongano loro e gli alleati.

            Dove volete che abbia guardato, a questo punto, Scalfari dal suo studiolo riflettendo su questo Paese “molto turbato economicamente e socialmente”, a dir poco ? Al Quirinale naturalmente. Dove nel 2022, quando scadrà il mandato dell’attuale presidente della Repubblica, per quanto qualcuno ne sogni la rielezione e qualcun altro una successione targata Conte o Prodi, secondo Scalfari il suo amico Draghi “non farebbe rimpiangere la bravura di Mattarella”.

            Vasto programma, avrebbe forse detto la buonanima di Charles De Gaulle allungando lo sguardo su Roma.

 

 

 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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