Salvini a sorpresa scavalca Di Maio nella difesa dello sforamento del deficit

Tra Roma e Latina, tra una manifestazione ciclistica in onore dei 70 anni della Costituzione e un raduno leghista in terra pontina, si è svolto un alterco politico sui conti dello Stato fra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha rovesciato la rappresentazione abituale della maggioranza e dello stesso governo grigioverde.

Dopo più di centoventi giorni vissuti nella sensazione che Salvini seguisse a fatica, col suo Giancarlo Giorgetti posizionato in un posto di guardia a Palazzo Chigi, gli alleati grillini sul terreno economico, tanto da diventare all’interno della maggioranza il punto di riferimento o di scommessa della Confindustria, il ministro dell’Interno ha scavalcato il capo delle 5 Stelle Luigi Di Maio. Lo ha fatto  difendendo manovra finanziaria, bilancio e quant’altro in arrivo dalle preoccupazioni e dai moniti di Sergio Mattarella. Che Salvini ha chiamato per nome, fra fischi e mormorii di protesta della folla, per dirgli praticamente di fermarsi e di lasciare lavorare il governo sulla strada di una svolta salutare.

           Salvini.jpg Se poi Mattarella ha citato la Costituzione, stando accanto al suo testo nel cortile del Quirinale, in difesa dell’equilibrio dei conti, dei risparmi, delle pensioni, della difesa “reale” e non “fittizia” dei più bisognosi pensando anche ai vincoli o parametri dell’Unione Europea, Salvini rigorosamente in maglietta non si è risparmiato un “me ne frego” di memoria fascista all’indirizzo di Bruxelles e dintorni, compresi i mercati. Ai cui segni di nervosismo e di diffidenza egli aveva già reagito 24 ore prima con un’altra sfida, dicendo che “se ne faranno una ragione”.

            Il povero Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale della famiglia Berlusconi che aveva di recente festeggiato su tutta la prima pagina il “ritorno a casa” del leader leghista fra cene e pranzi ad Arcore e a Roma col Cavaliere in persona e altri attori o comparse del centrodestra, è rimasto scioccato dalle notizie giuntegli da Latina. E si è chiesto in un editoriale “che ci faccia Matteo Salvini a tavola con i comunisti” di nuovo conio, diciamo così. Che sarebbero i grillini col loro cosiddetto reddito di cittadinanza, le pensioni omologhe, i tagli invece alle pensioni promosse al bisogno dallo zinco all’oro, le purghe nei Ministeri, a cominciare da quello dell’Economia ancora retto da un ex o quasi dimissionario Giovanni Tria, infestato di “burocrati” e “tecnici” ostili al cambiamento, e quant’altro.

            Rispetto alle reazioni di Salvini, quelle di Di Maio alle preoccupazioni e ai moniti di Mattarella, che peraltro ha parlato di decisioni del governo non prese ma da “assumere in questi giorni”, come per riservarsi altri e più incisivi interventi al momento opportuno, sono state un po’ risposte timide, da educando.

            Più che sfidare, il vice presidente grillino del Consiglio è sembrato volere tranquillizzare, rasserenare l’ansioso capo dello Stato, come hanno fatto anche dalle colonne del Corriere della Sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del Fatto Quotidiano il ministro degli affari europei Paolo Savona con interviste centrate su quel che non si sarebbe ancora visto bene nella manovra finanziaria in arrivo ma risulterà più evidente nei prossini giorni: ingenti programmi di investimenti per una quindicina di miliardi di euro in tre anni, ha precisato in particolare Conte. Grazie a quelli, aumenterà il pil e scenderà di conseguenza il debito.

            Di Maio.jpgDella moderazione di Di Maio, saccente solo con i governi precedenti, che hanno lasciato in eredità a quello gialloverde l’ingente debito pubblico che si vorrebbe adesso ridurre in fretta, si deve forse ringraziare Marco Travaglio. Cui va riconosciuto, col credito di cui dispone fra i grillini, il merito di avere disapprovato lo stile giacobino, o da Masaniello, mostrato da Di Maio la sera di giovedì sul balcone di Palazzo Chigi, mentre il suo “popolo”  festeggiava in piazza la decisione del Consiglio dei Ministri di portare al 2,4 per cento  del prodotto interno lordo per i prossimi tre anni il deficit che Tria voleva contenere entro l’1,6, massimo l’1,9.

            “State lontani dai balconi. Portano sfiga”, aveva commentato Travaglio rivolgendosi proprio a Di Maio e amici. E dopo avere esortato -anche qui non a torto- Salvini, una volta tanto non liquidato come “il cazzaro verde”, a non cavalcare imprudentemente i  numeri usciti da Palazzo Chigi per fare le sue campagna elettorali contro l’Europa.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

 

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