La magia, ma anche gli inconvenienti, della cittadinanza d’uso grillino

              Oltre al reddito, c’è anche la pensione “di cittadinanza” nel programma grillino di governo che i leghisti faticano ad assecondare, pur avendo preceduto il Movimento delle 5 Stelle nella riscoperta del valore palingenetico, diciamo pure rivoluzionario, della figura del cittadino. In nome e per conto del quale fu montata più di duecento anni fa a Parigi la ghigliottina, che sarebbe stata usata per decapitare il “cittadino Capeto”, ex re Luigi XVI, la “vedova Capeto”, ex regina Maria Antonietta, ma alla fine anche il rivoluzionario e supercittadino incorruttibile Massimilien Robespierre.

            Ricordo ancora l’ansia rivoluzionaria con la quale nel 1994  l’ancora trentunenne leghista Irene Pivetti approdò alla presidenza della Camera, selezionata a vista da Silvio Berlusconi prima ancora che dal suo capo-partito Umberto Bossi. La signora voleva chiamare non più “onorevoli” ma semplicemente “cittadini” i parlamentari, dando e togliendo loro la parola nell’aula di Montecitorio. I funzionari dovettero sudare le proverbiali sette camicie per convincere la presidente a chiamare i suoi colleghi, vista l’orticaria che le procurava il termine “onorevoli”, almeno come nell’articolo 55 della Costituzione: deputati.

            Col nome “di cittadinanza” i grillini fanno diventare reddito anche quello che non è, se reddito ancora significa quello che dicono i dizionari della lingua italiana, cioè un utile o guadagno derivante dal proprio lavoro o dalla rendita di patrimoni finanziari o d’altro tipo.

            Da sussidio diventa “pensione di cittadinanza” anche quella che i grillini intendono portare a 780 euro mensili senza la condizione contributiva reclamata invece  per tutti gli altri, che sennò diventano automaticamente titolari di “privilegi rubati”, quindi di furti.

            Anche i pedaggi delle autostrade, una volta nazionalizzate per vendicare le vittime del crollo del ponte Morandi a Genova, diventeranno “di cittadinanza”, magari calcolati non più in ragione del mezzo usato e dei chilometri percorsi, ma del reddito -“di cittadinanza” e non- del proprietario o conducente, secondo i casi.

            Diventeranno “di cittadinanza” prima o dopo, nei programmi grillini, anche le tariffe delle utenze telefoniche, elettriche, idriche e quant’altro, destinate anch’esse alla nazionalizzazione per vendicare le vittime, pur sopravvissute fisicamentem, dei guadagni realizzati dai gestori privati col consenso, naturalmente retribuito illegalmente, dei governi passati.

            Anche l’assistenzialismo, con tutto ciò che ne consegue sul piano economico, finisce per diventare tale quando è “di cittadinanza”.

 

 

 

Ripreso da http://www.startmag.it

 

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