Al posto delle dimissioni reclamate a gran voce dalle opposizioni, nel processo mediatico e politico svoltosi col solito rito sommario, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto pubbliche scuse per il suo sfortunato viaggio a Dubai. Dove, raggiunti i familiari che già vi si trovavano, è stato sorpreso dal blocco dei voli seguìto alla guerra in Iran scatenata da americani e israeliani per interromperne i progetti nucleari di armamento. Nonché la protezione ad ogni sorta di terrorismo in Medio Oriente, e altrove.
Il ministro ha dovuto rientrare a Roma con un volo di Stato appositamente organizzato in aeroporto omanita, lasciando sul posto i familiari, che forse avrebbero pure avuto il diritto di seguirlo per una parentela ancora legale in Italia. Ma essi hanno dovuto subire i danni collaterali, diciamo così, della demagogia. Da cui lo stesso Crosetto peraltro ha cercato di difendersi pagando di tasca propria, e di sua iniziativa, prima ancora di chiedere pubbliche scuse, il volo di Stato con una tariffa tripla rispetto a quella applicata per eventuali ospiti.
Naturalmente le scuse del ministro della Difesa sono servite a poco, o nulla, essendo le dimissioni quelle reclamate dagli oppositori. Di quelle scuse, molto personalmente, non condivido il destinatario. Che non doveva e non deve essere il solito tribunale speciale e mediatico allestito contro di lui, senza neppure uno straccio di sorteggio, ma la sua famiglia. Lasciata sul posto, sia pure per una giornata soltanto, o quasi, e aggredita a distanza dalle opposizioni in Italia raccontandone di tutti i colori.
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