
Flavia Perina, già direttrice del Secolo d’Italia della destra di Gianfranco Fini, nella sua nuova vita di editorialista della Stampa ha definito “una parodia di guerra civile, dalla quale gli adulti dovrebbero prendere le distanze in blocco”, non solo o non tanto gli scontri verificatisi a Bologna fra gli antagonisti sociali e le forze dell’ordine, frappostesi alla loro volontà di scontrarsi con un corteo di destra autorizzato, quanto le polemiche politiche che sono seguite. Con la sinistra che ha accusato “il governo” di avere non permesso ma addirittura “mandato” per le strade bolognesi trecento “camicie nere”, come ha detto in particolare il sindaco della città Matteo Lepore, e il vice presidente leghista del Consiglio Matteo Salvini che ha dato delle “zecche rosse” a quelli dei centri sociali che la premier Giorgia Meloni aveva definito solo dei “facinorosi”. Dei quali ha mostrato di non accorgersi la segretaria del Pd Elly Schlein addebitando responsabilità e cause dei disordini di Bologna solo alle sunnominate camicie nere.

Si potrebbe considerare esagerata la “parodia di guerra civile” lamentata dalla Perina sulla Stampa considerandola più semplicemente o banalmente un eccesso di campagna elettorale, dovendosi votare domenica prossima proprio a Bologna per le elezioni regionali dell’Emilia-Romagna abbinate a quelle dell’Umbria, a meno di un mese da quelle clamorosamente perdute in Liguria dalla sinistra. Il guaio è però che, sempre a Bologna, e ancora più a ridosso del voto di domenica, è stata programmata per venerdì una manifestazione nell’ambito dello sciopero nazionale studentesco contro la premier Meloni e la ministra della Pubblica Istruzione Anna Maria Bernini imbrattate di sangue, pur cromatico, nei manifesti già affissi nella città. A questo punto la guerra civile diventa un po’ meno una parodia, di fronte alla quale appare francamente pretestuosa la provocazione vista dalla sinistra, e condivisa da Pier Luigi Bersani rimasto senza metafore, nel corteo della destra di Casa Pound e dintorni autorizzato contro la droga, la violenza e la prostituzione presumibilmente prodotte da una cattiva “integrazione” dei migranti.
Gli “adulti”, di sinistra e di destra, o viceversa, per tornare alla Perina, si sono davvero ben guardati a Bologna, ma non solo a Bologna, dall’ abbandono nelle loro polemiche, tra camicie nere e zecche rosse “, di quelle che sono “sceneggiate muscolari” e “ parole-feticcio di stagioni lontane, riabilitate come sistemi sbrigativi per segnalare una posizione di principio”. Ma di quale principio, poi?
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