Non so se anche a voi, ma a me è capitato di vedere contrapposte come mai era accaduto in passato le Pasque a San Pietro, del Papa avvolto nei fumi dell’incenso, e alla Casa Bianca e dintorni, di un presidente degli Stati Uniti impegnato a riportare all’”età della pietra” il maggiore nemico di turno, l’Iran, o a mandarlo all’”inferno” appositamente riaperto, essendo stato chiuso, a parole, dal compianto Papa Francesco. Un Papa e un presidente entrambi americani, o del Nord America, come precisano gli esperti ricordando l’America del Sud del predecessore di Leone XIV, Bergoglio, che si compiaceva di non piacere tanto all’altra America, appunto.
Papa Prevost ha ammonito chi promuove e pratica le guerre che ne risponderanno “a Dio”, dal quale invece Trump ogni tanto si sente investito del potere di tenere aperte le guerre, anche quelle che si vanta di avere chiuso rivendicando il premio Nobel della pace, o di aprirne altre per cambiare gli equilibri locali o mondiali, dandole peraltro prossime alla fine o a una tregua e, comtemporaneamente, ad un loro inasprimento. Magari “fottuto”, come lo stretto di Hormuz che gli iraniani hanno chiuso alle petroliere dei paesi nemici, o on abbastanza amici, con una decisione che Trump incredibilmente non aveva messo nel conto. O nessuno alla Casa Bianca gli aveva voluto o saputo prospettare per paura, temo, di perdere il posto.
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