Cari signorsì sconfitti dal no referendario alla riforma costituzionale della magistratura e tuttora sostenitori della premier Giorgia Meloni, alle prese con problemi politici interni e internazionali, smettiamola di scrivere e di parlare della “fase 2” o semplicemente di “fase nuova” del governo nella prospettiva delle elezioni dell’anno prossimo, ordinarie o anticipate che dovessero rivelarsi. Smettiamola non foss’altro per ragioni scaramantiche perché di fasi 2, o semplicemente nuove, sono morti un bel po’ di governi nella prima e nella seconda Repubblica: da quelli di Mariano Rumor a quelli di Romano Prodi, per limitarci a due, appunto, precedenti dell’una e dell’altra stagione.
Il governo stringe i bulloni, sostituisce i dimissionari, obbedienti davvero o a malincuore, e prosegue sulla sua strada per affrontare i problemi interni, e ancor più quelli internazionali, che sono sopravvissuti e sopravviveranno al referendum che ha fatto perdere la testa a Giuseppe Conte non aprendo alle cosiddette primarie ma reclamandole. Nella convinzione di potere battere come candidato alla guida di un governo alternativo al centrodestra, nella prossima legislatura, la segretaria del Pd Elly Schlein. Che in effetti trema davanti ai sondaggi, anche se finge sicurezza e ottimismo nell’eterno teatrino della politica, come diceva Silvio Berlusconi, finendovi però per partecipare. Cosa che la premier dovrebbe evitare di fare seguendo i consigli di qualche malaccorto consigliere, e non il suo istinto da popolana. E persino da “borgatara”, come la sfottono gli avversari.
Mi rivolgo ancora agli amici signorsì usciti maluccio dal referendum purtroppo deformato dalle bugie dei signornò, per invitarli a smettere di consigliare, fantasticare e quant’altro sulle elezioni anticipate pensando ad un gioco cosiddetto di anticipo sulle opposizioni lontane dagli accordi, anche procedurali, che servono a mettere su un reale progetto di alternativa al centrodestra. Le elezioni anticipate, cari amici che le vorreste, sono nelle prerogative costituzionali solo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che potrebbe avvalersi di buone ragioni, o pretesti come vi potrebbero comparire, per impedirle e provvedere a afornare, improvvisare e quant’altro un governo simil-tecnico, di emergenza o decantazione. Ragioni, per esempio, di politica estera e di sicurezza, con tutte le guerre che ci circondano. E dalle quali è inutile dissociarsi sperando che ciò serva a fermarle e a risparmiarci gli effetti collaterali.
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