La Santa polemicamente obbediente alla premier, piuttosto che sfiduciata in Parlamento

       La Santa, con la maiuscola ma senza l’aureola, la pitonessa, con la minuscola, o come altro la chiamano amici o avversari, mariti o compagni, ha opposto una resistenza rumorosa ma breve, anzi brevissima, alle dimissioni da ministra reclamate pubblicamente, e impietosamente, dalla premier Giorgia Meloni. Che ha proceduto ad una operazione di imbullonatura del governo dopo il risultato negativo del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Non della giustizia, come ogni tanto vedo scrivere o titolare, o sento dire nei salotti televisivi e per strada con una certa enfasi.

       Se non si è riusciti a riformare la magistratura, separando le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri a coronamento della riforma del processo penale intestata alla buonanima di Giuliano Vassalli, e con le carriere anche il Consiglio cosiddetto superiore, e affidando ad un’altra, apposita e volutamente “alta”  Corte di disciplina i processi interni, figuriamoci se poteva passare una riforma ancora più generale della giustizia. O si potrà mai tentarla, una volta che la magistratura è riuscita a salvare, forse anche rafforzare l’onnipotenza nella quale ha tradotto l’autonomia e l’indipendenza conferitele dall’articolo 104 della Costituzione, anche nella versione modificata dalla riforma e bocciata con essa.

       A questa magistratura rafforzata, ripeto, dal successo del no a cambiarne abitudini, a cominciare da quella di commettere errori, ammessi ora anche dal presidente dimissionario dell’associazione nazionale delle toghe, la ormai ex ministra Santanchè teme di essere stata lasciata più indifesa e debole nei processi che l’attendono per le sue vicende imprenditoriali finite maluccio, nonostante le “visibilia” propostesi anche col nome. E’ questo forse, più ancora della vanità di governo, che la ministra ha cercato di evitare resistendo. Ma infine obbedendo pur polemicamente con una lettera nella quale ha rivendicato il suo certificato penale ancora “immacolato” e l’abitudine di “pagare anche per altri”.  Così peraltro, o soprattutto, come preferite, la Santa obbediente ha disarmato le opposizioni pronte a proporre di nuovo la sfiducia parlamentare, sapendo di poter contare stavolta sull’aiuto della maggioranza, o di una parte sufficiente a vincere la partita.  

       Più che in montagna, come si diceva dei partigiani che vi salivano durante la Resistenza, l’ormai ex ministra andrà al mare, che è anche più di stagione, a primavera ormai cominciata. Quella vera, non la primavera che si è calata sulla testa Giuseppe Conte come una pentola festeggiando la vittoria del no referendario, anzi intestandosela nello spirito competitivo dell’alleanza col Pd di Elly Schlein per l’alternativa al centrodestra. Di primavere finite male, d’altronde, se ne sono già viste tante, politicamente o climaticamente.

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