La cronaca nera, o di guerra, o di guerriglia, come preferite, soprappostasi a quella politica della manifestazione a Torino favorevole al centro sociale Askatasana sgomberato dopo anni di polemiche e occupazione abusiva, disturba -a dir poco- la campagna referendaria del no alla riforma costituzionale sulla magistratura. La quale, proprio a Torino, indaga sui disordini per “devastazione”, almeno sino al momento in cui scrivo, anche dopo l’evidenza fotografica e televisiva – sottolineata personalmente dalla premier accorsa in ospedale dai feriti- del tentativo di omicidio compiuto contro gli agenti di polizia, particolarmente quello inerme a terra e colpito a martellate.
Apparentemente, verbalmente solidali con la polizia aggredita da malintenzionati non a caso incappucciati, le opposizioni non si sono lasciate scappare neppure questa occasione per liquidare come “stumentalizzazioni” i richiami del governo e delle forze della maggioranza alla necessaria severità delle reazioni. Il problema, secondo loro, e un titolo del Fatto Quotidiano che ne riflette logica e istinti, non è di una magistratura ritardataria, distratta e ideologizzata, ma di un “governo della insicurezza” che lesina nelle spese e non permette abbastanza giudici e forze dell’ordine per fronteggiare “i criminali”. “Meno giudici e più criminali”, è esattamente lo slogan del giornale capofila della campagna referendaria contro la riforma della magistratura.
Manca ormai meno di un mese al referendum, che i signornò hanno tentato sinora inutilmente di ritardare in sede naturalmente giudiziaria contestando la data fissata dal governo. Ho l’impressione tuttavia che il tempo giochi contro di loro per via non di chissà quale piano governativo e istituzionale ma semplicemente della cronaca, ripeto.