Il fascino per niente discreto del catastrofismo quando il governo non è gradito

A dispetto di tutti i segnali di apertura  e di ottimismo giunti da Bruxelles -non solo dal commissario all’Economia Paolo Gentiloni, italiano e quindi forse sospettabile di una certa partigianeria, per quanto appartenente al Pd notoriamente all’opposizione, ma anche dalla presidente tedesca della Commissione, Ursula von der Leyen, e persino da qualche “frugale” nordico recentemente incontrato da Giorgia Meloni- la stampa di cosiddetta opinione gioca al ribasso e rappresenta una situazione quasi disperata per il governo. Che Emilio Giannelli, il vignettista del Corriere della Sera, ha imbarcato sulla solita carretta del mare zeppa di migranti disperati e chiamata PNRR, l’acronimo del piano nazionale di ripresa e resilienza, lasciandola alla speranza, espressa a riva da due osservatori, di un soccorso della Guardia Costiera. Di navi del volontariato privato e internazionale manco a parlarne, naturalmente, perché non è carne gradita a quegli armatori ed equipaggi. 

Così forse, con quella barchetta disegnata da Giannelli, l’editore del Corriere della Sera Urbano Cairo riuscirà a farsi perdonare una certa attenzione riguardosa mostrata negli ultimi tempi verso il governo e la sua maggioranza di centrodestra, o di destra-centro, sino a tentare addirittura di strappare alla famiglia Angelucci l’acquisto del Giornale. Che è diventato troppo costoso per la famiglia pur non indigente dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, socio politico della Meloni ora meno sospettoso e insofferente dei mesi scorsi. 

Se il Corriere si è spinto a questo, figuriamoci i giornali da più tempo e più ostinatamente contrari al governo o diffidenti. La Repubblica, per esempio, ha titolato sulla “corsa contro il tempo” nella quale sarebbe impegnata la Meloni anche dopo il soccorso chiesto e ottenuto da un pur “allarmato” presidente della Repubblica.  Che peraltro -si è appena appreso- ha consultato, prima di pranzare con la Meloni, l’inquilino precedente di Palazzo Chigi da lui stimatissimo: Mario Draghi. 

Ancora più critico o desolato è apparso sulla Stampa il direttore Massimo Giannini. Che ha scritto letteralmente nel suo editoriale: “L’Italia pare davvero la Nave dei Folli. Ci stiamo giocando i fondi europei. Stiamo mandando in fumo almeno metà dei 191,5 miliardi che l’Europa ci ha messo a disposizione di qui al 2026. In un impeto di dissennato autolesionismo, sembriamo quasi sollevati nel riconoscere che “non c’è niente da fare”. Sembra quasi di cogliere un senso di liberazione, nel mondo politico e imprenditoriale che alza le mani e dice “non possiamo farcela…”. 

Uno legge queste parole e pensa a Marco Travaglio, che va scrivendo e dicendo da due anni che l’Italia non meritava un presidente del Consiglio così astuto come Giuseppe Conte, riuscito a suo tempo a strappare all’Europa circa duecento miliardi di euro, sia pure in grandissima parte a debito. Manca da certe parti solo l’invocazione al suo ritorno a Palazzo Chigi per un miracolo…astrologico. 

Ripreso da http://www.policymakermag.it

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