Le attenuanti invocate dai signornò per errori, bugie e minacce referendarie

       Le gaffe, gli eccessi, i falsi, le minacce ai giornali e giornalisti non allineati, sedute spiritiche dei sostenitori e portavoci del no referendario alla riforma costituzionale della magistratura per fare dire a morti illustri come Giovanni Falcone e Giuliano Vassalli l’opposto di quello che dicevano da vivi?  Bazzecole, irrilevanti ai fini della campagna referendaria del no perché dette, gridate e quant’altro quasi in clandestinità, fuori scena, parlando ai “social” diventati ormai fogne.. Lo ha detto Massimo Giannini nel salotto televisivo di Lilli Gruber -e dove sennò?- facendo annuire la conduttrice o padrona di casa e Rosy Bindi, l’altra ospite anche lei naturalmente impegnata nella campagna referendaria per il no.

       Le gaffe, gli eccessi, le scivolate dei sostenitori, protagonisti o attori della campagna referendaria del sì? Intanto per niente gaffe, eccessi, scivolate ma cose gravissime, imperdonabili, senza attenuanti, e non due ma tre volte più condannabili perché avvenute in sedi “istituzionali” come aule parlamentari, televisioni di Stato o commerciali, e quindi dirette a un pubblico più vasto e qualificato. Sempre Massimo Giannini da Lilli Gruber. Che di suo ci metteva ieri sera la sottolineatura della partecipazione della premier Giorgia Meloni a spettacoli a dir poco scomposti contro la magistratura colpevole di non volerle dare una mano nell’azione di governo. Che, detta così, è certamente una bestialità istituzionale e politica. Ma è raccontata male, perché la premier ha sempre citato  fatti concreti, decisioni, sentenze, ordinanze e quant’altro destinate, anzi finalizzate a vanificare l’azione del governo, per esempio, di contrasto all’immigrazione clandestina. E a favorire invece gli espedienti cui migranti pregiudicati, più volte entrati e usciti dal carcere, ricorrono per essere protetti dal rischio del rimpatrio con la protezione umanitaria.   

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