Giusi Bartolozzi, 56 anni, a rischio di processo sull’affare del rimpatrio di Almasri in Libia, archiviato invece su disposizione della Camera per i ministri competenti, è sotto processo referendario per direttissima, diciamo così, essendosi pubblicamente sentita con molti altri italiani alle prese con la giustizia davanti a un “plotone di esecuzione”, piuttosto che davanti alla magistratura..
La signora non è solo o soprattutto il capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che l’ha prontamente difesa dalle dimissioni reclamate dalle opposizioni, pur riconoscendo che la sua principale collaboratrice può avere ecceduto nelle parole. La signora è soprattutto una magistrata, di Corte d’Appello, come lo stesso Nordio ha tenuto a sottolineare: magistrata come fu lui prima del pensionamento, e quindi con una competenza ed esperienza particolari nella valutazione di affari giudiziari e toghe. Una magistrata che al referendum del 22 marzo sulla riforma costituzionale della magistratura, passata anche per il suo ufficio prima ancora delle Camere che l’hanno approvata, voterà sicuramente sì. Quindi contro il no annunciato e propagandato come un partito di opposizione dall’associazione nazionale, e correntizia, dei magistrati italiani.
Bartolozzi voterà si con altri colleghi magistrati che non si sentono rappresentati dal loro sindacato e altri esponenti del principale partito di opposizione che è il Pd: a cominciare dal presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera per finire con l’ex ministro Cesare Salvi, senza dimenticare l’ex presidente della commissione parlamentare d’indagini sulle stragi Giovanni Pellegrino. Che ai tempi di “mani pulite” – quando avvenne il “brusco cambiamento dell’equilibrio nei rapporti fra politica e giustizia” avvertito e dichiarato con onestà da Giorgio Napolitano ancora presidente della Repubblica- segnalò inutilmente a colleghi e dirigenti del partito la gravità della situazione. Ancora ne parla, il buon Pellegrino, quando viene intervistato su quei fatti di trent’anni fa e anche sulla campagna referendaria in corso sulla riforma che si propone di cambiare cose, abitudini e quant’altro di una magistratura politicizzata, ma curiosamente in allarme per il rischio che correrebbe di essere sottomessa alla politica, perdendo le famose indipendenza e autonomia garantite dall’articolo 104 della Costituzione. Rimasto invariato in questo, modificato solo per aggiornarlo alle carriere separate dei giudici e pubblici ministeri.
Dell’opinione che la magistrata, ripeto, Giusi Bartolozzi si è fatta, per esperienza e coscienza, di una parte -non tutta- della magistratura, e delle preoccupazioni che avverte perciò come indagata e potenziale imputata di informazioni false fornite agli inquirenti sull’affare Almasri, ritengo personalmente che non ci sia proprio nulla di cui scandalizzarsi. E’ un’opinione legittima che si vorrebbe processare illegittimamente e sommariamente. Il resto è solo compagna referendaria, cioè elettorale, a 11 giorni dal voto.
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