Cronache dalle macellerie mediatiche dell’opposizione al governo Meloni

       Come del maiale, di cui notoriamente non si butta via niente, così della premier Giorgia Meloni la satira del solito Fatto Quotidiano, del suo direttore Marco Travaglio e del vignettista Riccardo Mannelli non risparmia nulla. Dopo la faccia trasfigurata di cinismo qualche giorno fa, sullo sfondo delle guerre che si rifiuterebbe di condannare quando sono promosse dal presidente americano e amico Donald Trump, sono stati offerti oggi alla presunta ilarità dei lettori i piedi della premier che “non sbagliano”, cioè non mancano, “una” delle cacche disseminate sul suo percorso. Cacche, ripeto, non mine, delle quali dovrebbe bastare una per fermare la sventurata.

       Le cacche della Meloni sarebbero evidentemente le parole e le iniziative non gradite alle opposizioni su vari fronti: dalla guerra in Iran al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, promossa dal governo e approvata dalle Camere con la dovuta maggioranza assoluta, quanto meno.

       Quelle che invece le opposizioni schiacciano sullo stesso percorso sarebbero le nefandezze della premier, peraltro ostinata a rimanere al suo posto anche se dovesse perdere davvero il referendum, come gli avversari sperano pensando che sarebbe invece per l’odiato governo l’inizio della fine, diciamo così. Così ha sostenuto ieri sera l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani nel salotto televisivo di Giovanni Floris, su la 7, prima di passare poltrona e parola alla segretaria dello stesso partito Elly Schlein. Non è una battuta di spirito. E’ solo cronaca della parzialità e quant’altro di quel salotto e trasmissioni limitrofe della stessa rete.

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