La mimosa negata alla premier Giorgia Meloni da Travaglio e soci

Oggi è il giorno delle mimose con le quali si festeggia la donna, in assoluto. Ma per il solito Fatto Quotidiano di Marco Travaglio e del suo vignettista Riccardo Mannelli ci sono donne e donne. Si sono chiesti o hanno chiesto ai lettori “se questa è una donna” sotto una Giorgia Meloni corrucciata -bontà loro, verrebbe voglia di dire, anziché giuliva-  su uno sfondo di guerra.

       A ispirare vignettista e committente è stato probabilmente il anche il presidente americano Donald Trump che, parlando dell’Iran bombardato insieme con gli israeliani, ha detto che “l’Italia cerca sempre di aiutare”. L’Italia, appunto, della Meloni per la quale Trump ha notoriamente una specie di debole, un rapporto preferenziale, tradotto politicamente dalle opposizioni in Italia in “sudditanza”, servilismo e simili. Niente mimose quindi alla premier, tanto dopo che ha compiuto i 49 anni avvicinandosi ai 50 costituzionalmente necessari per aspirare anche al Quirinale, trasferendovisi magari da Palazzo Chigi per la prima volta nella storia delle corse al vertice dello Stato, succedendo nel 2029 a Sergio Mattarella. Ormai la leader della destra italiana ci ha preso gusto alle prime volte. E questo la rende ancora più antipatica a chi le si oppone e vive con insofferenza la sua “stabilità”, pur quanto apprezzata all’estero. Dove erano abituati, fra prima e anche seconda Repubblica, a non trovare lo stesso presidente del Consiglio italiano tra un vertice internazionale e l’altro.

       Al netto degli errori che può compiere come qualsiasi mortale, compreso il Papa che ormai rifiuta l’infallibilità assegnatagli un tempo, la Meloni è una donna, carissimi Mannelli e Travaglio, in ordine alfabetico. Bisogna che vi rassegniate, comunque vada persino il referendum del 22 marzo sulla riforma costituzionale della magistratura.

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