I quattro vagoni del convoglio referendario sui binari della riforma della magistratura

Immagino il treno referendario, in corsa verso la stazione del 22 marzo, composto di quattro vagoni.

       Nel primo sono curiosamente saliti, più numerosi di tutti, quelli che all’arrivo non scenderanno neppure dal convoglio. Vi rimarranno in attesa che il treno riparta per chissà quale altra destinazione. Sono naturalmente gli astensionisti. Quelli che hanno perduto la voglia, l’interesse e quant’altro di votare, su qualsiasi cosa. Un vagone nel quale di recente Walter Veltroni, rubando il mestiere al vecchio rabdomante della società civile Giuseppe De Rita, ha intravisto più moderati che radicalizzati, non potendo fare alla buonanima di Marco Pannella il torto di chiamarli radicali.

Con tanti moderati renitenti al voto sarebbe quindi messa molto male l’Italia governata dal centrodestra e, per la prima volta, da una donna. Contro la quale le prevenzioni sono cresciute da quando i retroscena, più delle cronache, l’hanno iscritta d’ufficio alla prossima edizione della corsa al Quirinale, alla quale arriverà, nel 2029, a 52 anni di età: due in più del minimo imposto dalla Costituzione.

       Nel secondo vagone del convoglio referendario viaggiano proprio la Meloni, il suo ministro della Giustizia Carlo Nordio e i sostenitori più convinti della riforma della magistratura, proposta del resto dal governo, e della necessità di approvarla per consentirne poi la rapida applicazione, visto che il Guardasigilli è già all’opera per predisporre i decreti delegati. In tempo per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura, ma sdoppiato come le carriere dei giudici e dei pubblici ministeri. E per la formazione dell’alta Corte disciplinare. Dove i magistrati che vi finiranno per incompatibilità ambientale ed altro potranno finalmente fare i conti con i giudici, non con le loro correnti. E guai, sinora, a che non ne ha avute alle spalle o di lato. Rimando, nell’occasione, alla vicenda già ricordata qui del giudice Guido Salvini, abbastanza noto ma uscito assolto dal procedimento, avviato da colleghi della Procura di Milano, dopo sette anni, e a carriera bloccata.

       Nel terzo vagone viaggiano gli ostili alla riforma, smaniosi di votare no e di lasciare le cose come stanno. Smaniosi e convinti che il marcio non sia nella magistratura, o parte di essa, ma nel governo di turno che cerca di ristabilire un ragionevole equilibrio nei rapporti fra giustizia e politica dopo il “brusco cambiamento” intervenuto una trentina d’anni fa. Fu chiamato così al Quirinale dall’ancora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Che ne provò poi sulla propria pelle gli effetti rischiando il coinvolgimento nel processo sulla presunta trattativa fra Stato e mafia nella stagione delle stragi.  Egli ricorse alla Corte Costituzionale per farsi togliere le mani di dosso.

       Nella quarta carrozza del convoglio referendario viaggiano i sostenitori del no loro malgrado, diciamo così. Oppositori non del contenuto della riforma ma del governo proponente. Che, già “autocratico” di suo, diventerebbe peggio che fascista se vincesse. Viaggia in questa carrozza, volente o nolente, anche il mio amico Paolo Cirino Pomicino, un po’ masochisticamente soddisfatto dei tanti anni trascorsi da imputato di Tangentopoli e dintorni., dopo quelli passati andreottianamente al governo e nella maggioranza.

       Già quando era imputato, prima di uscire dai processi prevalentemente assolto o prescritto, Paolo aveva designato come oratore ai suoi funerali, fortunatamente mancati più volte, il magistrato simbolo di quella spietata stagione: Antonio Di Pietro, che aveva accettato, sino a correre una volta al suo capezzale, in un ospedale romano. Ora Di Pietro, non più magistrato, e neppure politico, ma avvocato dopo avere provato anche l’esperienza di imputato nei tribunali, è fortemente, energeticamente per il sì, nel so inconfondibile stile. Temo che egli abbia perduto anche il mandato di orazione funebre del sempre vivo Paolo, sulla strada giocosa dei suoi 87 anni.

Pubblicato su Libero

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