Droni dal golfo persico finiscono in qualche modo anche sulla campagna referendaria in corso in Italia sulla riforma costituzionale della magistratura. La guerra in Iran e quelle che vi sono collegate, persino in Ucraina, dove i droni iraniani sono largamente usati dai russi nella loro ostinata “operazioni speciale” cominciata nel 2022, hanno quanto meno distratto l’attenzione dal voto referendario italiano. E minore attenzione può equivalere a minore affluenza alle urne. Che, a sua volta, può favorire il fronte del no, dipendendo il sì, secondo quasi tutti i sondaggi da oggi non più pubblicabili, da un’alta partecipazione, almeno dal 50 per cento in su. Che pure è solo la metà dell’affluenza alle urne degli aventi diritto al voto. Neppure sufficiente, dovendo essere la metà più uno, a rendere valido il risultato di un referendum abrogativo di legge ordinaria, o parte di essa. Quello invece su una legge o costituzionale è senza quorum, bastando un voto in più per fare prevalere uno schieramento sull’altro, di qualsiasi dimensione finisca per rivelarsi l’elettorato.
I signornò naturalmente fanno affidamento su quel “fantasma” del referendum che Massimo Franco definisce l’astensionismo sul Corriere della Sera. Vi fanno affidamento anche per riparare agli inconvenienti in cui sono incorsi dando dei criminali a quanti fanno propaganda per il sì o attribuendo idee e interviste false di morti eccellenti che non possono smentire direttamente. E la cui credibilità neppure dipende più di tanto dall’autorevolezza di chi ne difende e propone idee favorevoli alla separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, ai rispettivi Consigli superiori e ad un’Alta Corte disciplinare. Dove non possa ripetersi il caso del giudice Guido Salvini, di Milano. Che, non iscritto all’associazione nazionale dei magistrati e a qualcuna delle sue correnti, ha impiegato sette anni, e la durata di due Consigli cosiddetti superiori, per essere assolto da una cervellotica “incompatibilità ambientale” contestatagli dalla Procura della Repubblica di Milano. Di che cosa vogliamo ancora parlare, signornò referendari, togati e laici? Noti e meno noti. Compreso l’apparentemente irreprensibile Gherardo Colombo, già sostituto procuratore proprio a Milano, che il caso Salvini dovrebbe ricordarselo bene. E che comunque ha dovuto appena fare i conti in televisione con l’ex collega Antonio Di Pietro. Per il quale il tempo non è passato invano, essendo oggi tra i più loquaci e scomodi sostenitori del sì referendario. Non lo mette a tacere neppure la paura di un drone…..
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