L’allarme di Pera e l’appello di mobilitazione alla premier Meloni

       Diversamente dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che non crede ai sondaggi ed è sicuro della vittoria del sì nel referendum costituzionale sulla riforma della magistratura, l’ex presidente del Senato Marcello Pera, approdato da tempo tra i fratelli d’Italia dai forzisti di Silvio Berlusconi, si mostra quanto meno preoccupato della rimonta attribuita al fronte del no, specie con ridotta affluenza alle urne.

       “Per me, Giorgia Meloni -ha detto Pera in una intervista- deve spiegare in prima persona la riforma e trascinare i cittadini al voto. Solo lei ha l’autorevolezza e la credibilità per farlo. Non abbia paura di politicizzare perché spiegandosi bene potrà mostrare che la politicizzazione è proprio di quelli che non vogliono parlare della riforma ma di altro”. Come la segretaria del Pd Elly Schlein che “non sapendo nulla di separazione delle carriere e neanche della storia recente del suo partito, butta sempre la palla in tribuna sperando di realizzare l’ammucchiata del no”.

       Sempre alla segretaria del Pd il senatore Pera ha rimproverato “come tratta persone e studiosi come Augusto Barbera”, presidente emerito della Corte Costituzionale e di lunga esperienza parlamentare eletto nelle liste del Pci, attivo nella campagna referendaria sul fronte del sì.

       Pera ha suggerito quasi come uno slogan del sì la necessità, soddisfatta dalla riforma, di garantire alle toghe la propria indipendenza dall’associazione nazionale dei magistrati. Nazionale e correntizia. E di correnti peggiori dei partiti.

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