Si è affacciato alla campagna referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura anche un fantasma, che è diventato nell’immaginario politico collettivo di questa seconda, terza o quarta Repubblica il pur vivo ma non so fino a che punto gaudente Beppe Grillo. Sì, proprio lui: il fondatore superstite del MoVimento 5 Stelle, dopo la scomparsa di Gianroberto Casaleggio, il macchinista del viaggio di Giuseppe Conte verso Palazzo Chigi, addirittura, non potendo certo immaginare che l’avvocato sino ad allora sconosciuto ai più lo avrebbe fatto cadere dal trono di garante, che si era attribuito, e restituito alla sua professione di comico, peraltro non ripresa con l’assiduità, ma soprattutto con l’entusiasmo e il successo economico di una volta.
Ebbene, già datosi alla clandestinità elettorale disertando le urne nelle ultime elezioni, di ogni livello, volendo contribuire a suo modo alle perdite di voti di quella specie di usurpatore che era diventato ai suoi occhi l’ex premier pentastellato deponendolo da ogni ruolo e incarico remunerato, gli amici che lo frequentano hanno diffuso voci e quant’altro sulla tentazione, quanto meno, del comico di andare a votare al referendum per il sì ala riforma: l’opposto naturalmente del no di Conte e di quel che resta del MoVimento 5 Stelle, diventato nel frattempo il partito di maggiore riferimento dei magistrati associati e contrari alle carriere separate dei giudici e dei pubblici ministeri e di tutto quel che ne potrà o dovrà conseguire. In questo, nella rincorsa cioè del rapporto speciale con l’associazione nazionale delle toghe, Conte ha davvero sorpassato il Pd pur diretto da Elly Schlein, ma pieno anche di gente ancora con la testa sulle spalle e quindi favorevole ad una riforma che peraltro aveva fatto parte di programmi e simili della sinistra e post-comunista. Penso a Augusto Barbera, Cesare Salvi, Claudio Petruccioli, Enrico Morando, forse anche Walter Veltroni per la prudenza con la quale ne scrive sul Corriere della Sera.
Grillo aveva già avuto modo di conoscere e provare sulla sua pelle magistratura e magistrati, diciamo così, nell’avventura più o meno giovanile di automobilista spericolato salvatosi lanciandosi fuori dalla guida del suo Suv che scivolava sul ghiaccio verso l’abisso per diventare la tomba di un bambino a bordo. Ma soprattutto egli ha avuto modo di conoscere meglio, l’una e gli altri, magistratura e magistrati, per l’avventura giudiziaria del figlio Ciro, assatanato di sesso con amici in una casa del padre in Sardegna. Solidale col figlio, sottoposto a sei anni di indagini e di processo, condannato in primo grado, il comico ancora partecipe del MoVimento si costruì un video alquanto imbarazzante per Conte sfidando i magistrati sardi ad arrestare anche lui. Quelli naturalmente non lo stettero a sentire, forse temendo ciò che lui avrebbe potuto inventarsi in carcere per uscire e mandare loro al suo posto.
Ben arrivato fra noi, potrebbero quindi dire a sorpresa il 22 o 23 marzo a e di Grillo i dissidenti del no pentastellato.
Lascia un commento