E’ durata pochissimo l’illusione di allungare la campagna referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura. Illusione alimentata addirittura dai giudici della Cassazione che hanno cambiato il quesito adottando quello proposto nella raccolta delle 500 mila firme sovrappostasi alla promozione parlamentare del referendum.
In particolare, come in una beffa, l’allungamento della campagna referendaria sarebbe dovuto derivare dall’allungamento del quesito. Che è cambiato appunto nella sua lunghezza, non nel suo contenuto, essendo stati specificati più dettagliatamente gli articoli della Costituzione modificati dalla riforma. Già questa beffa, ripeto, avrebbe dovuto sconsigliare i giudici della Cassazione, fra i quali uno passato per un po’ per la politica, dal prestarsi al sostanziale tentativo del rinvio ma ormai nella magistratura può accadere davvero di tutto.
Con mossa fulminea e “prepotenza istituzionale” -si è protestato dal Pd- per quanto a Roma il ministro della Giustizia Carlo Nordio minimizzava un eventuale rinvio di quindici giorni mostrando di metterlo nel conto, la premier Giorgia Meloni si è occupata personalmente della questione a Milano, fra i vari impegni collegati all’apertura delle Olimpiadi invernali, compreso il suo incontro col vice presidente americano Vance. E, d’intesa col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, anche lui a Milano per lo stesso evento, ha disposto per l’indomani, cioè ieri, una seduta del Consiglio dei Ministri per prendere atto delle modifiche apportate al quesito ma confermare la data referendaria del 22 e 23 marzo. A un brigante un brigante e mezzo, diceva il compianto Sandro Pertini quando era presidente della Repubblica, certo con altro spirito parlando lui di briganti veri e trattandosi oggi di briganti metaforici.
La conferma della data evita col mancato allungamento della campagna referendaria ulteriori inasprimenti, a dir poco, dello scontro politico e persino istituzionale per il livello dei contendenti. Come il presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, che ieri sera, partecipando alla trasmissione televisiva “in altre parole” di Massimo Gramellini, su la 7, ha praticamente sfottuto, se non insolentito, Nordio. Cui ha dato giustamente del “super”, essendo quello della Giustizia il solo ministro citato nella Costituzione, per definire ironicamente “supercazzola” la domanda polemica postasi dal Guardasigilli su chi “controlla la magistratura”. Domanda invece di semplice buon senso, peraltro postasi da un ex magistrato. E che magistrato.
Lascia un commento