C’è un’altra piazza dove, pur senza le devastazioni, gli assalti, le “lesioni” agli agenti di polizia contestate nelle indagini giudiziarie al posto del “tentato omicidio” reclamato dalla premier Giorgia Meloni accorsa a Torino per visitare e confortare i feriti; c’è un’altra piazza, dicevo, in cui si fanno parecchi danni. Quanto meno alla sicurezza dell’informazione, che è il requisito essenziale per giudicare e magari anche votare, se non si è persa del tutto la voglia di farlo alimentando quello che è ormai diventato, del resto e non a caso, il partito di maggioranza: quello dell’astensionismo. Dove tutti si propongono di pescare voti “la prossima volta” e invece ne portano sempre di più.
La piazza alla quale alludo è quella mediatica, affollata dei titoli, degli articoli, delle formule, degli slogan, delle vignette, delle “cattiverie” distribuite in rubriche quotidiane, volendo raccontare i fatti che accadono e dileggiare frequentemente chi li compie o esprime parole equipollenti ai fatti medesimi.
Mi ha colpito, per esempio, senza fare nomi di testate, direttori e quant’altro perché non vorrei fare loro una pubblicità francamente immeritata, lo slogan lanciato contro il governo- dopo i disordini di Torino ,dove è mancato poco che ci scappasse il morto e la magistratura fosse obbligata a indagare per omicidio, e non solo per devastazioni e lesioni- di “meno giudici e più criminali”. Giudici già troppo carichi di lavoro e criminali protetti dalla borghesia bacchettata dalla procuratrice generale di Torino.
Dei giudici, a carriere auspicabilmente separate, e a rappresentanza e disciplina anch’esse auspicabilmente modificate se verrà confermata la riforma costituzionale sotto procedura referendaria, si occuperanno nelle loro competenze le Camere, il governo, i consigli superiori della magistratura giudicante e inquirente e l’alta corte di disciplina. Dei criminali si occuperanno i magistrati quando avranno la fortuna di vederseli portare davanti dalle forze dell’ordine senza lasciarli possibilmente liberi dopo qualche ora e consentire loro anche di uccidere di nuovo. Ma di certi criminali che probabilmente continueranno a farla ancora franca, o perché rimessi in libertà o soprattutto -nel nostro caso- per la loro capacità di rimanere nascosti a tirare i fili del disordine e dell’eversione, in una regia da anni di piombo, faremmo bene a occuparci noi nei giornali, nei salotti televisivi e dintorni, spesso in compagnia di politici e politicanti, un po’ meglio di quanto non abbiamo fatto sinora, spesso scambiandoli per eroi. Non c’è solo la borghesia, insomma, bacchettata dalla procuratrice di Torino.
Personalmente non avrei voluto trovarmi la sera dei disordini a Torino nei panni del buon Fausto Bertinotti, che aveva appena esaltato in una intervista all’edizione torinese del Corriere della Sera “la piazza” rimasta, unica, a presidiare la democrazia. Presidiare o ucciderla del tutto?
Pubblicato sul Dubbio
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