Il ritorno della politica con i piedi per terra, e l’acqua alle ginocchia….

         Finita l’emergenza del caso Sangiuliano, che non sarà chiuso, come ha avvertito la Repubblica di carta, ma di sicuro non ha più il potenziale critico della decina di giorni trascorsi fra la sua esplosione e la sostituzione del ministro della Cultura, la politica torna – anch’essa con l’acqua alle ginocchia- ai suoi problemi di contenuto e di schieramento, come li chiamava ai suoi tempi la buonanima di Ugo La Malfa. Che privilegiava peraltro i primi ai secondi, sino a ottenere, pur con i modesti numeri del suo partito dell’edera, che gli uni prevalessero sui secondi producendo formule non ordinarie di governi e alleanze.

         Fu in pratica anche l’effetto della prevalenza dei contenuti, peraltro emergenziali, sugli schieramenti anche il passaggio, a metà degli anni Settanta, della cosiddetta solidarietà nazionale, realizzata con due governi monocolori democristiani di Giulio Andreotti sostenuti dall’esterno dal Pci, il partito maggiormente antagonista della Dc sul piano elettorale. Solidarietà nazionale che ancora oggi persino storici di un certo nome confondono col compromesso storico teorizzato e proposto da Enrico Berlinguer per evitare che l’Italia finisse come il Cile, conquistato nel 1973 dai generali. Ma essa fu solo una variante, una deviazione di quella proposta del segretario comunista. Che infatti non riuscì ad entrare nel governo né direttamente né tramite qualche indipendente di sinistra eletto nelle liste del suo partito. E, lasciato uccidere dalle brigate rosse anche il suo maggiore interlocutore che era stato Aldo Moro, finì per ritirarsi dalla maggioranza spontaneamente e tornare all’opposizione.

Giorgia Meloni a Cernobbio

         Ma torniamo ai nostri giorni. Il centrodestra è tornato a doversi occupare principalmente della preparazione del bilancio, con annessi e connessi, in una situazione in cui la premier a Cernobbio ha giustamente avvertito che non possono essere consentiti sprechi, neppure quelli che vorrebbero alcune parti della sua maggioranza.

Dal Fatto Quotidiano

         Quello che una volta, ai tempi dell’Ulivo o dell’Unione di Romano Prodi si chiamava centrosinistra, senza trattino, alla maniera della pur tanto diversa prima Repubblica, ed ora si chiama “campo largo” in modo ottimistico, o “campo giusto” nella dimensione più contenuta e controllabile da chi preferisce questa dizione, che è Giuseppe Conte, mi sembra francamente messo peggio di quanto non fosse già all’esplosione del caso Sangiuliano, Che aveva fatto sperare ai campolarghisti, chiamiamoli così, di assistere all’harakiri della maggioranza. Adesso invece è proprio Conte, celebrato dal Fatto Quotidiano nella sua versione di guerriero dentro e fuori il movimento delle 5 stelle, a parlare di harakiri se dello schieramento “progressista” dovesse fare parte davvero anche Matteo Renzi. Che si può difendere dal veto solo chiedendo la protezione della segretaria del Pd Elly Schlein e sfidandola in pratica a scontarsi lei con Conte per conto suo.

Blog su WordPress.com.

Su ↑