Ciò che la Meloni può guadagnare a Bruxelles dai guai di Scholz

Dal Dubbio

La Francia di Macron, certo, ancora senza governo due mesi dopo le elezioni anticipate di primo e secondo turno, ma anche la Spagna, la Polonia e soprattutto la Germania di Scholz hanno lavorato più o meno dietro le quinte in questa torrida estate per inchiodare l’Italia alla croce del no degli eurodeputati della destra meloniana alla conferma di Ursula von der Leyen e negarle una vice presidenza nella Commissione di Bruxelles. Specie quando, prima ancora di essere formalizzata con lettera e comunicato, la designazione del commissario italiano si è focalizzata nella persona di Raffaele Fitto. Il cui problema non è la conoscenza o pratica della lingua inglese, su cui si è scherzato o si è fatto retroscena, in vista di quella specie di esame che dovrà superare nel passaggio delle competenti commissioni del Parlamento europeo. E’ piuttosto la sua appartenenza in Italia, ma anche a Strasburgo negli anni passati, proprio al partito di destra della Meloni che ha negato il voto alla conferma della presidente della Commissione.

         Eppure con la Germania, e col suo cancelliere personalmente, la Meloni firmò nell’autunno dell’anno scorso un patto d’azione e di cooperazione addirittura strategica. Con quanta soddisfazione per la presidente tedesca della Commissione, che aveva già instaurato rapporti personali di simpatia e amicizia con la premier italiana, è facile immaginare.

         Al socialista Scholz tuttavia, nonostante gli incontri anche successivi e fotograficamente cordiali con la Meloni, in ogni sede e circostanza, compreso il fantasmagorico G7 in Puglia, la natura e qualifica di destra del partito della premier è sempre andata un po’ di traverso. Ancor più dopo le elezioni europee dello scorso mese di giugno, nelle quali la Meloni ha confermato e consolidato la sua leadership governativa e Scholz invece ha avuto problemi, diciamo così, di tenuta.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz

         La situazione del cancelliere tedesco è peggiorata, a dir poco, con le elezioni regionali della Turingia e della Sassonia e il successo dell’estrema destra, orgogliosamente nazista, rispetto alla quale la destra italiana della premier si può considerare addirittura a sinistra. “La donna della Provvidenza”, ha scritto di lei sul Foglio, pur non citandola, il fondatore Giuliano Ferrara commentando proprio i risultati delle elezioni locali tedesche e raffrontando il quado politico della Germania a quello italiano. Ma anche raccomandando “il classico cero alla Madonna” per avere risparmiato all’Italia “la foresta nera” avvertita in Germania, per esempio, nella titolazione di ieri dalla Stampa.

         A Repubblica vedono Scholz a “rischio di posto”, senza neppure passare per un turno elettorale anticipato, potendo bastare ed avanzare a sostituirlo, per ora, un più popolare collega di partito e di governo, per esempio il ministro attuale della Difesa Boris Pistorius, capace di allontanare meglio e di più il fantasma di Hitler curiosamente cresciuto nella parte ex comunista della Germania ma avvertito anche altrove.

         Di fronte ai problemi di Scholz la Meloni, oltre ad assaporare in segreto un comprensibile senso di rivincita per i trascorsi polemici più o meno recenti, potrebbe ragionevolmente sperare in un allentamento, quanto meno, dell’assedio contro la sua ambizione a completare le deleghe del commissario italiano a Bruxelles con una vice presidenza. Che peraltro le servirebbe in Italia anche per farsi sentire e capire meglio, all’interno della maggioranza e dello stesso governo, da Matteo Salvini sul versante della politica europeistica ed estera, più in generale, vista quella certa confusione che ha accompagnato, tra gialli più o meno cartacei, il vertice del centrodestra a Palazzo Chigi per la ripresa politica dopo le vacanze. Non parliamo poi di Roberto Vannacci, il condottiero della lotta al “mondo al contrario”, scritto e parlato, che lo stesso Salvini sta allevando in casa, cioè nella Lega, come suo concorrente.

Pubblicato sul Dubbio

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