A 28 giorni dal voto del 22 marzo, e 23, spiace dovere constatare che non si riesca ancora a dare al referendum sulla riforma costituzionale nota in generale per la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri un nome giusto, corretto, condiviso, non solo diretto e semplice, senza dovere riproporre per intero l’intero quesito posto agli elettori dalla Corte di Cassazione.
“In altre parole”, come si chiama la trasmissione televisiva condotta da Massimo Granellini su La 7, una giornalista pur di gande mestiere come Giovanna Botteri, che ha girato mezzo mondo, ha troppo sbrigativamente, anzi arbitrariamente, definito questo referendum “contro la magistratura”, portando così le sue fascine al grande fuoco della campagna elettorale su cui invece aveva cercato di buttare acqua nei giorni scorsi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel breve richiamo al “vicendevole rispetto” rivolto a tutte le istituzioni coinvolte nel confronto. Nessuna delle quali il Capo dello Stato ha voluto ritenere esente da “errori” più o meno recenti.
Eppure non solo o ancora più della giornalista Giovanna Botteri con quel suo “contro la magistratura”, evidentemente colpita ingiustamente dalla riforma approvata dalle Camere su iniziativa del governo, anche il professore e presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky, sempre “in altre parole”, ha rappresentato il referendum in senso contrario alla magistratura. Che sarebbe “intimidata” -testuale- da una riforma che ne svilisce la rappresentanza non solo dividendola ma componendola col sorteggio. E ancor più intimidita da un’Alta Corte di disciplina anch’essa viziata in qualche modo dal sorteggio, pur limitato in un’area di consolidata professionalità.
A Zagrebelsky collegato con Gramellini e i suoi ospiti di studio televisivo, è mancato solo di ripetere e condividere ciò che, sempre su La 7, ma nello studio “otto e mezzo” di Lilli Gruber, aveva detto qualche giorno prima l’ex premier Romano Prodi per motivare il suo no referendario. “Se sorteggiano i giudici, tanto vale sorteggiare i vincitori delle Olimpiadi”, era sbottato Prodi. Che si è meritatamente guadagnato, secondo me, una reazione abrasiva di Pierliigi Battista, Pigi per gli amici, altrove, non nello studio della Gruber, dove temo che lui non avrà mai accesso facile. Pigi ha avvertito e denunciato in una intervista “il limite del ridicolo” superato dall’ex premier, finito anche lui in “una banda di fanatici”.
Questo referendum non è “contro” ma “sulla” magistratura. Della quali gli elettori sono semplicemente chiamati a dire, bocciando o approvando la riforma, se sono soddisfatti o no del modo in cui si gestisce da almeno una trentina d’anni, o quarantina comprendendo gli anni della orrenda vicenda di Enzo Tortora. Soddisfatti o no dei magistrati per l’uso fatto delle loro prerogative, compresa l’autonomia e l’indipendenza da ogni altro potere del vecchio e nuovo articolo 104 della Costituzione.