Va bene che l’incontro anche conviviale, fra una guerra e l’altra di cui si occupa il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, doveva avere una durata necessariamente limitata, visti gli impegni degli interessati, e non solo dell’ospite, ma quattro ore di annunciata, confermata fiducia su 24 di una giornata sembrano pochine. Scarse per il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, offertosi o chiamato a rapporto da Marina Berlusconi, assistita dal fratello Pier Silvio, dall’ambasciatore di famiglia Gianni Letta e dall’amministratore delegato della Fininvest. Che si occupa per il suo stesso incarico, direttamente o indirettamente, dei debiti del partito azzurro con gli eredi del fondatore. Una circostanza, questa, che da sola dà il senso della natura particolare, a dir poco, della seconda o terza forza della coalizione governativa di centrodestra. Forse è stato un eccesso di trasparenza, diciamo così in modo amichevole verso Tajani e i creditori del partito, quella presenza.
Continua quindi la fiducia della famiglia Berlusconi, pur di 4 ore su 24, ripeto, ma anche il processo quotidiano, e non solo mediatico, di logoramento del segretario del partito azzurro. Al quale viene chiesto di rinunciare un po’ alla volta, nella cornice solita del rinnovamento, alla difesa delle postazioni visibili e parlamentari del partito. Prima è toccato al Senato a Maurizio Gasparri lasciare la guida del gruppo e ora sta toccando alla Camera a Paolo Barelli, che pur da campione di nuoto com’è non riesce più a galleggiare, appesantito anche dal suo rapporto di parentela, e non solo, di amicizia. col segretario del partito. Di cui è consuocero.
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