Ohibò, al Fatto Quotidiano e dintorni, di carta e di immagine, si sono accorti improvvisamente che la ormai ex capa di Gabinetto del tuttora ministro della Giustizia Carlo Nordio “potrà rientrare subito in magistratura” -ha titolato il giornale di Marco Travaglio- “grazie a una legge del governo”. Che tuttavia esisteva ben prima che Giusi Bartolozzi entrasse nel mirino delle opposizioni e alla fine anche della premier Giorgia Meloni, stanca di sopportarla, dicono i retroscenisti.
Ohibò, ripeto, alla ex “zarina” di va Arenula, svillaneggiata come una ex parlamentare intrufolatasi nel Ministero della Giustizia e diventata la preferita del Guardasigilli, diciamo così, è stata finalmente riconosciuta l’appartenenza alla magistratura. Magari non anche all’associazione dei togati, e tanto meno a qualcuna delle sue correnti praticamente partitiche, ma alla magistratura di certo. E perciò in grado di conoscere e valutare, non da “ex” ma ancora da magistrata i suoi colleghi meglio dei loro adoratori mediatici e politici, esterni e interni alla categoria. Conoscerli e valutarli così bene da essersi sentita come davanti a “un plotone di esecuzione” quando dalla Procura di Roma le hanno notificato inizio e fine di indagini propedeutiche a un processo per l’affare del rimpatrio del linico Almasri non autorizzato dalle Camere contro due ministri e un sottosegretario. Che sono quelli della Giustizia e dell’Interno, Nordio e Matteo Piantedosi, e il principale collaboratore della Meloni a Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano.