Il penultimo Trump, che vuole bene agli europei minacciati dall’Iran dell’abbattuto Khamenei

       Donald Trump, il presidente americano, è dunque tornato a voler bene, diciamo così, a noi europei, motivando la guerra all’Iran con la volontà e necessità di difendere anche l’Europa minacciata dai progetti nucleari e, già adesso, dai missili puntati puntare contro il vecchio continente.   Come aveva fatto una volta con gli SS 20 l’Unione Sovietica imponendo alla Nato un riarmo che fu fatale a Mosca per gli effetti economici di una costosissima rincorsa militare, dalla quale fu travolta prima ancora che dai Cruise installati anche in Sicilia.

       Speriamo che, con tutte le sue uscite precedenti contro l’Europa, Trump non ci faccia risultare ancora più antipatici ai suoi elettori, che potrebbero non gradire adesso l’attenzione, le premure e quant’altro di un presidente pronto anche a subire perdite di vite americane in Medio Oriente per combattere il comune nemico, cogliendo come primo successo la morte di Khamenei, “l’uomo tra i più malvagi del mondo”, sotto le macerie di casa.

       A parte il giustificatissimo sollievo per la scomparsa di questo fanatico e sanguinario despota, ormai il mondo è stato messo così sottosopra, direbbe il generale Vannacci in vestaglia, che tutto ci si può aspettare dalle iniziative di Trump. Anche un abbraccio per farci più male che bene.

       Più che all’Europa chiamata in causa per allargare spazio e finalità delle sue iniziative, penso che la guerra all’Iran, con Israele, sia servita e serva a Trump per cercare di chiudere davvero soprattutto la questione di Gaza, che gli sta a con quel Comitato di pace e di ricostruzione di cui egli ha assunto la guida a vita. E del quale gli italiani sono “osservatori”, da lui stesso invitati.

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