Il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto – o della Guerra, con la maiuscola, come lo chiamerebbe il presidente american Donald Trump che ha già fatto così col suo al Pentagono- ha scandalizzato il solito Marco Travaglio, in attesa a Roma del ritorno del suo Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, per avere promosso a “santo patrono” d’Italia Bettino Craxi. Che ha definito “statista” ed esortato a “vigilare” sull’Italia partecipando ad Hammamet alla celebrazione del 26.mo anniversario della morte in terra tunisino.
Craxi era un rifugiato, protetto in Tunisia, per i processi subiti in Italia “con durezza senza uguali” – certificati dieci anni dopo dal presidente della Repubblica scrivendone pubblicamente alla vedova- avendo praticato il diffuso, generalizzato finanziamento illegale dei partiti. No, era un pregiudicato e latitante, continuano a scrivere e a dire gli avversari in Italia. E non solo Travaglio sul suo Fatto Quotidiano.
Sono passati 33 anni dal formale coinvolgimento di Craxi nelle indagini di “Mani pulite” su “Tangentopoli”, nel linguaggio delle cronache politiche e giudiziarie dell’epoca, e 26, appunto, dalla sua morte, quando Bettino ne aveva solo 66, quattro in più di Crosetto oggi. Ne sono passati sedici dalla lettera già ricordata dell’allora Capo dello Stato alla vedova dell’ex e primo presidente socialista del Consiglio nella storia d’Italia per restituirgli almeno una parte dei meriti e dell’onore dovutigli. Ma la demonizzazione di Bettino Craxi continua ad essere lo spartiacque – direbbe il presidente Sergio Mattarella, come della nascita della Repubblica italiana- fra la sinistra senza aggettivi e quella cinica e bara, legatasi mani e piedi ad una certa magistratura partigiana per una rivincita sulla sconfitta storica del comunismo avvenuta nel 1989 con la caduta del muro di Berlino. Quando a Craxi fu contestata l’offerta, proposta e quant’altro di costruire su basi nuove e moderne “l’unità socialista”, sbandierata dalle finestre della sede nazionale del Psi, a poca distanza dalla Camera e da Palazzo Chigi, e vissuta dal Pds già subentrato al Pci di Achille Occhetto come una provocazione, un progetto di odiosa annessione.
La miseria di questa storia, appena tradotta onestamente e nuovamente da Pierferdinando Casini con la formula del Craxi capo espiatorio, che doveva pagare “per conto di tutti”, e più di tutti; la miseria, dicevo, di questa storia è di una evidenza ormai tale che può essere difesa, rivendicata e quant’altro, deridendo il Crosetto di turno ospite ad Hammamet della figlia di Craxi, presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato, e della Fondazione intesta al padre, solo ubriacandosi di astio e malafede. E condannando tutta la sinistra, a questo punto, alla marginalità che si è meritata. E ha portato la destra al primato.
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