L’ormai miticamente vecchio Rino Formica -98 anni compiuti da un pezzo, 99 fra meno di due mesi, auguri- ha fatto finta di chiedersi su Domani se l’elogio. Il riconoscimento totale della premier Giorgia Meloni nell’undicesimo messaggio di Capodanno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia stato e sia “un modo per rinnegare o per imbrogliare le carte”. Rinnegare cioè una militanza fascista vista da Fornica nella provenienza della Meloni dal Movimento Sociale e poi da Alleanza Nazionale, o imbrogliare le carte, appunto, per fingersi quella che vorrebbe risultare da una sua “improvvisata e sfuggente dichiarazione di ringraziamento al presidente della Repubblica per i riferimenti alla storia italiana dal 2 giugno del 1946 ad oggi”. “Che però è tutta antifascista e democratica”, ha osservato Formica non dando importanza evidentemente al fatto, altrettanto evidentemente colto invece dalla Meloni, dell’assenza nel messaggio presidenziale delle solite parole “fascismo” e “antifascismo”. Come se appartenessero all’archivio, non all’attualità pretesa dalle opposizioni per darsi quel contenuto che non riescono a elaborare davvero con concretezza e coerenza nei loro no sistematicamente pregiudiziali al governo in carica da più di tre anni. Di una stabilità o longevità che ne fanno, fra l’altro, un interlocutore affidabile nel complesso scenario internazionale. Al quale invece ogni volta che si affacciano le opposizioni in Parlamento zoppicano o inciampano nelle loro divisioni.
E’ fresca di stampa l’intervista al Foglio con la quale l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha riproposto alla segretaria dell’ancor suo Pd l’incompatibilità con la posizione di Giuseppe Conte sull’Ucraina.
Ma torniamo a Fornica e alla sua domanda pleonastica, se non vogliamo chiamarla di nuovo falsa, sulla sincerità, attendibilità e quant’altro dell’apprezzamento della Meloni della ricostruzione mattarelliana dei quasi 80 anni di storia della Repubblica.
Diversamente dalla premier, Formica ha contestato la scelta di quell’immagine femminile della storia repubblicana sullo sfondo non di un Avanti! o altre testate della sinistra, ma del Corriere della Sera. Che -ha protestato Fornica- “fu a lungo voce del regime” fascista e “peraltro ebbe anche contaminazioni inquietanti durante il periodo della prima Repubblica”. Evidentemente ai tempi di un personaggio tirato in ballo anche dagli oppositori della riforma costituzionale della giustizia sotto procedura referendaria: il capo della loggia speciale massonica P2, Licio Gelli. “La scelta non mi pare gloriosa”, ha insistito e concluso Fornica rivolgendosi al tempo stesso a Mattarella e al Corriere della Sera.
Eppure appartiene anche a Formica la stagione coraggiosa del “socialismo tricolore” di Bettino Craxi. Che da presidente del Consiglio nel 1985, prima che prevalesse nella Dc la candidatura di Francesco Cossiga al Quirinale, si prodigò per quella del suo vice presidente Arnaldo Forlani parlandone ufficialmente con l’allora segretario del Movimento Sociale Giorgio Almirante. Col quale già una decina d’anni prima si incontrava il segretario del Pci Enrico Berlinguer per consultazioni su come difendere i rispettivi partiti dal terrorismo che li minacciava entrambi, da destra e da sinistra.
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