La deroga minacciosa al silenzio del “postumo” Beppe Grillo

         Beppe Grillo ha dunque violato, nel mondo delle contraddizioni in cui vive già dai tempi apparentemente d’oro, per lui, in  cui si scrutavano i significati reconditi delle sue abituali intemperanze, “il silenzio” nel quale ha dichiarato sul suo blog di essersi rinchiuso, con tanto di documentazione fotografica, ritenendolo “la forma più elevata di presenza”.  Lo ha violato da “postumo”, in una deroga riservata al suo blog,  per annunciare minacciosamente  agli avversari, compreso il Giuseppe Conte da lui imposto per due volte a Palazzo Chigi e sfuggitogli poi di mano, o di piede, che il suo tempo “non è ancora arrivato”. O tornato, voleva forse dire distraendosi nella sua invettiva d’apertura del nuovo anno.

         Il 2025 ormai trascorso anche per lui, comprensivo dei problemi giudiziari di famiglia, chiamiamoli così, dopo la condanna del figlio Ciro per stupro, è stato vissuto come “un anno di sottrazione, che ha tolto più d quanto abbia dato”. E’ la stessa valutazione, d’altronde, del pur ripudiato Conte. E della segretaria del Pd Elly Schlein alla quale l’ex premier contende giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto la cosiddetta leadership di quell’Araba fenice che è l’alternativa al centrodestra della Meloni. Popolata, come la maggioranza, dalle “solite facce” che “si aggirano con le loro scorte per i palazzi” intesi alla maniera pasoliniana Ormai alla buonanima di Pasolini mancava solo di vedersi piacere e persino rimpiangere  anche da Grillo.

 

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