Cinque, il numero magico del presidente della Repubblica Sergio Mattarella

         Cinque è stato ieri il numero magico del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Cinque sono state, in particolare, le grazie concesse ad altrettanti detenuti, fra i quali il trentenne ex calciatore libico Hamal Abdelkarm condannato a 30 anni come scafista. Che ha fatto sparare sulla Verità di Maurizio Belpietro l’ennesimo titolo su tutta la prima pagina contro il Capo dello Stato. Ormai sarà una sorpresa solo un titolo favorevole di quel giornale nei quattro anni ancora che mancano alla scadenza del secondo e ultimo mandato del Presidente.

         Cinque sono state anche le norme del super-emendamento governativo alla legge di bilancio che dietro le quinte, ma non troppo perché ne riferiscono tutte le cronache parlamentari, il capo dello Stato ha fatto eliminare in una condizione che obbiettivamente non gli consentiva altra scelta.

 Se avesse atteso il momento della firma dopo l’approvazione dei due rami del Parlamento per chiedere l’”altra deliberazione” prevista dall’articolo 74 della Costituzione nel caso di un suo dissenso, il Capo dello Stato avrebbe determinato il cosiddetto esercizio provvisorio. La cui sola definizione fa capire la gravità dell’inconveniente.

         Ormai i modi e i tempi praticati da anni, e da governi di tutti i colori davvero, per proporre e ottenere l’approvazione della legge di bilancio entro la scadenza del 31 dicembre sono tali che al presidente della Repubblica non rimangono che mezzucci -se li vogliono chiamare così costituzionalisti molto esigenti- per esercitare il suo diritto di valutazione. Che è insito nell’articolo 74, ripeto, della Costituzione. E’ inutile quindi dolersene. Né mi sembra aria di una modifica della Costituzione per attribuire alla legge di bilancio, una volta proposta dal governo di turno, la cosiddetta inemendabilità, senza il sotterfugio del ricorso al voto di fiducia. Di riforma costituzionale basta e avanza, nei tempi che corrono, quella della giustizia, o della magistratura, in attesa di conferma referendaria.

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