Il fascino perduto del silenzio, cui il politico ha diritto come alla parola

Dal Dubbio

Dio mio, non per cullarmi nostalgicamente nella vecchiaia ma per constatare e cercare di capire meglio l’evoluzione della politica e dei modi di raccontarla, com’è cambiato il trattamento giornalistico del silenzio. Una volta esso veniva rispettato dai cronisti, che ci lavoravano sopra con indiscrezioni, immaginazioni, intuizioni, bufale e quant’altro.

Ora i silenzi dei politici sono vissuti solo come fastidiosi paracarri e dispetti all’informazione, che reagisce processandoli come se fossero reati, dai quali difendersi con tanto di avvocati. Che non sempre riescono a fare bene il loro mestiere improvvisato, come mi è apparso, francamente, Italo Bocchino l’altra sera nel salotto televisivo di Lilli Gruber. Dove la premier Giorgia Meloni era attaccata dalla conduttrice e dagli altri ospiti per non essersi espressa subito sugli insulti del presidente americano Trump al presidente ucraino Zelensky.

Attilio Piccioni

Quasi 70 anni fa, esattamente nel 1954, Attilio Piccioni, che aveva già rinunciato l’anno prima per l’opposizione dei socialdemocratici all’incarico di presidente del Consiglio conferitogli dal presidente della Repubblica Luigi Einaudi per succedere ad Alcide Gasperi, sorprese tutti non provandoci neppure quando il Capo dello Stato gli chiese di succedere invece ad Amintore Fanfani. Egli fu  trattenuto dalla paura, non infondata, di vedere coinvolto ingiustamente il figlio Piero nel giallo della morte di Wilma Montesi. Tutti capirono, nessuno infierì.  

Amintore Fanfani

Quattro anni dopo, nel 1958, toccò ad Amintore Fanfani opporre addirittura la sua irreperibilità alle dimissioni multiple da presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e infine segretario della Dc: tutti incarichi che, diavolo di un uomo, egli aveva voluto ricoprire contemporaneamente, riuscendo lo stesso a trovare il tempo di riposare e dipingere.

Aldo Moro

Dieci anni dopo, nel 1968, toccò all’altro “cavallo di razza” della Dc, Aldo Moro, opporre il silenzio ai giornalisti dopo avere praticamente vinto le elezioni politiche da presidente del Consiglio ma perso l’appoggio dei suoi ormai ex colleghi di corrente Mariano Rumor, Flaminio Piccoli ed altri. Che lo accusavano di essere stato troppo paziente con i socialisti, ai quali tuttavia essi offrirono poi un’edizione “più incisiva e coraggiosa” del centro-sinistra ancora col trattino, non più “delimitato” a sinistra nei rapporti col Pci.

Moro non si rese irreperibile, maturando la decisione di accettare la sfida, passare all’opposizione interna e scavalcare gli amici a sinistra. Continuò a frequentare gli stessi posti, a cominciare dalla spiaggia di Terracina, ma con la bocca a lungo cucita.

Carlo Cottarelli

Più recentemente, o meno lontano nel tempo, ricordo il silenzio di Carlo Cottarelli nel 2018 accettando l’incarico di presidente del Consiglio da Sergio Mattarella ma lasciando che il dimissionario Giuseppe Conte continuasse in privato le trattative con i leghisti per formare infine il primo dei suoi due governi. Cottarelli semplicemente rinunciò sorridendo.

Pubblicato sul Dubbio

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