
Incoraggiato da alcune cronache televisive che riferivano di reazioni finalmente negative di palestinesi fra le rovine della loro Gaza alle grida e gesti festosi di uomini armati e per niente pentiti della morte che avevano seminato fra la loro gente, anziché proteggerla davvero, sono andato a cercare più dettagli nelle cronache dei giornali. Purtroppo non ne ho trovati, almeno di consistenti. E’ prevalso lo spettacolo di quello che il Corriere della Sera ha definito in un titolo lo “show di Hamas tra le rovine”.
Più promettente, per quello che desideravo trovare nei racconti, mi è sembrato un titolo della Stampa, nelle pagine interne, su Hamas che “celebra la vittoria ma i palestinesi non gioiscono” perché “case, vite: tutto è distrutto”.

Sotto tanto titolo, tuttavia, ho trovato una cronaca alquanto striminzita di Nello Del Gatto. Che racconta di “una donna a cui vengono offerti dei dolci per festeggiare la tregua”, e il primo rilascio di ostaggi israeliani e di detenuti palestinesi, rispettivamente, da Hamas e dalle prigioni di Israele, ma che “in un video li rifiuta, quasi gettandoli via”. E gridando: “Che cosa c’è da festeggiare, abbiamo perso tutto, in ogni famiglia ci sono stati dei lutti, non abbiamo più le nostre case, il futuro è morto e non sappiamo se e quando potremo riprendere una vita normale”. Ma, ripeto, “una donna”: non di più. Al massimo due, se non è la stessa alla quale viene attribuito un analogo sfogo più contro i presunti difensori dei palestinesi che contro gli israeliani da loro provocati con lo scempio del 7 ottobre 2023. Da cui tutto è nato. E dopo il quale i “combattenti” dai loro rifugi sotterranei hanno subìto 3000 morti e la popolazione più di 40 mila.
Neppure il Vesuvio nel 79 dopo Cristo riuscì a fare tanto a Pompei e dintorni, fermandosi a 16 mila morti.
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