
Prudenze, silenzi, reticenze e quant’altro anche dei giornali, e non solo delle cosiddette autorità, non sono dunque bastati -com’era del resto facile aspettarsi- ad evitare le complicazioni di ogni tipo della vicenda di Cecilia Sala. Che è la giornalista italiana sequestrata dal regime di Teheran per cercare di scambiarla con un iraniano arrestato in Italia su richiesta degli americani che ne vogliono l’estradizione negli Stati Uniti per terrorismo. E’ un ingegnere -Adenini, chiamiamolo così accorciando il suo lungo e complicato nome e cognome- che naturalmente contesta la qualifica di terrorista e vuole essere considerato solo “un accademico”, cioè un professore. Ma un professore, un super esperto di droni, delle loro confezioni, delle loro attrezzature, del loro commercio, del loro uso nelle varie guerre nelle quali è coinvolto il suo paese. La copertura che gli fornisce il regime iraniano dovrebbe quindi intendersi di carattere culturale, spettante appunto ad un “accademico”.
Questo professore di droni ha già ottenuto in Italia qualche trattamento di riguardo per soddisfare il regime iraniano. In particolare, egli è stato trasferito da una iniziale destinazione carceraria di sicurezza in Calabria a quella di Opera, in Lombardia, Dove le rappresentanze diplomatiche iraniane gli hanno già trovato un alloggio in cui aspettare l’espletamento delle procedure per una estradizione che esse naturalmente si aspettano alla fine negata dal governo nella persona del ministro della Giustizia. Che ha ancora l’ultima parola in una materia in cui ormai la magistratura può vedere contraddette le sue valutazioni da un’autorità politica.

Se le pur perduranti condizioni di detenuto di Andini sono migliorate, quanto meno, anche ai fini della sua assistenza legale, quelle di Cecilia Sala in Iran sono rimaste, a dir poco, preoccupanti. Tanto che le autorità politiche che seguono la vicenda non possono più contenere una situazione efficacemente descritta dalla madre di Cecilia uscendo da Palazzo Chigi dopo un incontro con la premier Giorgia Meloni, fra un vertice e l’altro operativo sulla vicenda. La signora ha reclamato la precedenza che spetta alle persone rispetto ai cotechini, ai vini e altri prodotti tipici italiani di cui proteggiamo il commercio. Un monito appropriato, per quanto educatamente accompagnato col riconoscimento e l’apprezzamento del lavoro a Palazzo Chigi.

Purtroppo alla complicazione della situazione in cui si trova Cecilia Sala si è aggiunta quella del clima politico per una protesta levatasi, nella sua penultima sortita, da Matteo Renzi per non essere stato sufficientemente coinvolto nella consultazione delle opposizioni da parte del governo. Lui vuole un “tavolo” ben visibile in cui risulti anche la presenza e quant’altro del suo partito. “Parla Renzi”, ha titolato Il Foglio registrandone proteste, richieste, critiche e via opponendosi. Egli parla forse un po’ troppo, come troppo è stato taciuto da troppi all’inizio di questa vicenda.
Lascia un commento