Dopo Marina, la primogenita, anche un “convintissimo” Pier Silvio Berlusconi, il secondogenito, ha voluto intervenire nella campagna referendaria sula riforma della magistratura che sarebbe piaciuta al padre ma è stato possibile far passare in Parlamento solo al governo Meloni.
Come la sorella, anche il fratello, persino di più, ha evitato di familiarizzare, diciamo così, la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri e tutto il resto per farne una conquista non della destra ma di tutti, anche della sinistra. Dove d’altronde si sono levate molte voci per il sì, contro il no improvvisato dalla segretaria del Pd Elly Schlein inseguendo altri aspiranti ad un’alternativa di governo che si vorrebbe costruire anche su una eventuale bocciatura della riforma.
Le voci favorevole levatesi dalla sinistra per coerenza con le posizioni assunte da quella parte politica in anni neppure tanto lontani, e inserite in mozioni congressuali e programmi elettorali, debbono essere ben autorevoli, e rischiose per il no, se hanno fatto perdere la testa a uno come Marco Travaglio sommergendole di insulti con presunta ironia, o sarcasmo. In realtà, solo col livore di una vita.
Oggi Travaglio, sempre lui, ha deriso il sì di Flavio Briatore , un altro che non gli sta simpatico lombrosamente, da Lombroso. E che non avrebbe il diritto di dolersi neppure della barca vendutagli dai magistrati a un terzo del suo valore prima che la Cassazione bocciasse le loro decisioni. Chissà di che cosa sarà capace di sghignazzare e sfottere Travaglio, sempre lui, ora che ha scoperto fra i sì alla riforma quello dell’avvocato marito di Silvia Albano, la capa “ideologizzata” -dice il consorte- della Magistratura democratica del no. Imporrà, magari, il sempre vigile e puntuto Travaglio la separazione della coppia per infedeltà referendaria, con un editto dei suoi…..