Cronache dalle macellerie mediatiche dell’opposizione al governo Meloni

       Come del maiale, di cui notoriamente non si butta via niente, così della premier Giorgia Meloni la satira del solito Fatto Quotidiano, del suo direttore Marco Travaglio e del vignettista Riccardo Mannelli non risparmia nulla. Dopo la faccia trasfigurata di cinismo qualche giorno fa, sullo sfondo delle guerre che si rifiuterebbe di condannare quando sono promosse dal presidente americano e amico Donald Trump, sono stati offerti oggi alla presunta ilarità dei lettori i piedi della premier che “non sbagliano”, cioè non mancano, “una” delle cacche disseminate sul suo percorso. Cacche, ripeto, non mine, delle quali dovrebbe bastare una per fermare la sventurata.

       Le cacche della Meloni sarebbero evidentemente le parole e le iniziative non gradite alle opposizioni su vari fronti: dalla guerra in Iran al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, promossa dal governo e approvata dalle Camere con la dovuta maggioranza assoluta, quanto meno.

       Quelle che invece le opposizioni schiacciano sullo stesso percorso sarebbero le nefandezze della premier, peraltro ostinata a rimanere al suo posto anche se dovesse perdere davvero il referendum, come gli avversari sperano pensando che sarebbe invece per l’odiato governo l’inizio della fine, diciamo così. Così ha sostenuto ieri sera l’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani nel salotto televisivo di Giovanni Floris, su la 7, prima di passare poltrona e parola alla segretaria dello stesso partito Elly Schlein. Non è una battuta di spirito. E’ solo cronaca della parzialità e quant’altro di quel salotto e trasmissioni limitrofe della stessa rete.

Il processo referendario per direttissima alla magistrata Giusi Bartolozzi

       Giusi Bartolozzi, 56 anni, a rischio di processo sull’affare del rimpatrio di Almasri in Libia, archiviato invece su disposizione della Camera per i ministri competenti, è sotto processo referendario per direttissima, diciamo così, essendosi  pubblicamente sentita  con molti altri italiani alle prese con la giustizia davanti a un “plotone di esecuzione”, piuttosto che davanti alla magistratura..

La signora non è solo o soprattutto il capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Che l’ha prontamente difesa dalle dimissioni reclamate dalle opposizioni, pur riconoscendo che la sua principale collaboratrice può avere ecceduto nelle parole. La signora è soprattutto una magistrata, di Corte d’Appello, come lo stesso Nordio ha tenuto a sottolineare: magistrata come fu lui prima del pensionamento, e quindi con una competenza ed esperienza particolari nella valutazione di affari giudiziari e toghe.  Una magistrata che al referendum del 22 marzo sulla riforma costituzionale della magistratura, passata anche per il suo ufficio prima ancora delle Camere che l’hanno approvata, voterà sicuramente sì. Quindi contro il no annunciato e propagandato come un partito di opposizione dall’associazione nazionale, e correntizia, dei magistrati italiani.

Bartolozzi voterà si con altri colleghi magistrati che non si sentono rappresentati dal loro sindacato e altri esponenti del principale partito di opposizione che è il Pd: a cominciare dal presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera per finire con l’ex ministro Cesare Salvi, senza dimenticare l’ex presidente della commissione parlamentare d’indagini sulle stragi Giovanni Pellegrino. Che ai tempi di “mani pulite” – quando avvenne il “brusco cambiamento dell’equilibrio nei rapporti fra politica e giustizia” avvertito e dichiarato con onestà da Giorgio Napolitano ancora presidente della Repubblica- segnalò inutilmente a colleghi e dirigenti del partito la gravità della situazione. Ancora ne parla, il buon Pellegrino, quando viene intervistato su quei fatti di trent’anni fa e anche sulla campagna referendaria in corso sulla riforma che si propone di cambiare cose, abitudini e quant’altro di una magistratura politicizzata, ma curiosamente in allarme per il rischio che correrebbe di essere sottomessa alla politica, perdendo le famose indipendenza e autonomia garantite dall’articolo 104 della Costituzione. Rimasto invariato in questo, modificato solo per aggiornarlo alle carriere separate dei giudici e pubblici ministeri.

Dell’opinione che la magistrata, ripeto, Giusi Bartolozzi si è fatta, per esperienza e coscienza, di una parte -non tutta- della magistratura, e delle preoccupazioni che avverte perciò come indagata e potenziale imputata di informazioni false fornite agli inquirenti sull’affare Almasri, ritengo personalmente che non ci sia proprio nulla di cui scandalizzarsi. E’ un’opinione legittima che si vorrebbe processare illegittimamente e sommariamente. Il resto è solo compagna referendaria, cioè elettorale, a 11 giorni dal voto.

Blog su WordPress.com.

Su ↑