I quattordici minuti telematici -non di più- che la premier Giorgia Meloni ha voluto trovare fra presunte fughe e nascondimenti per intervenire nella campagna referendaria sulla riforma della magistratura, peraltro avvertendo che il governo resterà al suo posto anche in caso di vittoria del no, ha incendiato animi, penne e pennarelli delle opposizioni. Che l’hanno accusata di minacce, autoritarismo eccetera eccetera, peraltro mentre la capo di Gabinetto del ministro della Giustizia, che sta rischiando un processo sull’affare Almasri, protestava contro la “Corte marziale” dei giudici.
Il più scomposto, ma anche sincero, nelle reazioni all’intervento della Meloni è stato naturalmente il solito Fatto Quotidiano dell’altrettanto solito Marco Travaglio con una vignetta quasi di copertina di Mario Natangelo che promette alla stessa Meloni e a tutti gli altri sì di fare nelle urne del 22 e 23 marzo “un NO così”. Inteso nel senso di quella parte del corpo che non ha bisogno di essere nominata per essere riconosciuta.
Analoga promessa fu fatta nella campagna elettorale del 1948, con parole più esplicite della vignetta di Natangelo, dal capo del Pci Palmiro Togliatti. Il “NO” di allora era il deretano del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, che per reazione alla volgarità aggressiva del segretario del Pci raccolse non una “pioggia” ma “un diluvio” di voti, come disse lo stesso De Gasperi con un misto di compiacimento e di sorpresa.
Non foss’altro che per scaramanzia, visto il colossale precedente, più grande del…coso che Togliatti voleva fare a De Gasperi, di cui peraltro era stato ministro della Giustizia sino a poco tempo prima, al Fatto e dintorni dovrebbero essere più attenti, oltre che più educati, trattandosi peraltro questa volta di una donna: la prima a guidare un governo in Italia. Ma chiedere questo a tanta incultura politica e umana è troppo. O troppo inutile.