La rivincita della Meloni sul blocco navale e gli insulti rimediati da Mattarella

       Ho perso il conto ormai delle volte in cui la premier Giorgia Meloni è stata sbeffeggiata su giornali ostili, in Parlamento e nei salotti televisivi per il blocco navale chiesto quando era all’opposizione per difendere meglio le frontiere marittime dal traffico dei migranti clandestini. Che procura morti a quanti vi si affidano e soldi a quanti l’organizzano, gestiscono e quant’altro. Blocco navale proposto ma neppure tentato -le hanno gridato addosso le opposizioni- quando la leader della destra è arrivata non solo al governo ma alla sua guida.

       Ora per nascondere la figuraccia – salvo Piero Sansonetti sull’Unità, che vi ha fatto il titolo di apertura della prima pagina dando praticamente del fascista al governo e preconizzando altre migliaia di morti nelle acque scelte dagli scafisti – le opposizioni hanno ignorato o minimizzato, scrivendo genericamente nei titoli di una “stretta” nell’azione di contrasto della immigrazione clandestina, il blocco navale- sì, proprio il blocco navale- inserito fra le misure di sicurezza concordate fra il governo e la Presidenza della Repubblica alla luce del sole, con tanto di comunicato, per esempio, sull’incontro al Quirinale fra il Capo dello Stato e il sottosegretario principale della Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Misure distribuite fra un decreto legge di immediata applicazione e un disegno di legge che entrerà in vigore dopo l’approvazione parlamentare e la promulgazione. Decreto e disegno di legge  entrambi bisognosi della firma di Sergio Mattarella:  il primo per essere emanato e applicato, ripeto, il secondo per essere proposto alle Camere. Si chiama, nel secondo caso, di firma di “autorizzazione”, mai scontata pur se molti la ritengono così.

       Smentiti ancora una volta nella loro attesa o persino pretesa di disporre del Presidente della Repubblica, che dal canto suo ha più volte avvertito pubblicamente di non essere né voler essere “il presidente dell’opposizione”, i signornò non sono riusciti sempre a contenere la loro sorpresa e protesta. Così anche per questo blocco navale nelle acque territoriali cui si potrà ricorrere di volta in volta per un periodo di emergenza da uno a sei mesi il solito Marco Travaglio sull’altrettanto solito Fatto Quotidiano ha scritto come del prodotto di una “immoral suasion”, opposta cioè a quella “morale” attribuita al Capo dello Stato e generalmente accettata in un’applicazione estensiva delle prerogative presidenziali dettate dalla Costituzione. Saremmo ormai non in una democrazia ma in “una pagliacciocrazia”. Siamo al limite, se non oltre, il vilipendio del Capo dello Stato, chiamato in causa direttamente nella protesta, previsto e colpito dall’articolo 278 del codice penale.

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