Diavolo di un uomo, anzi di un imperatore, questa poi Valentino Garavani non ce la doveva fare morendo pur all’età veneranda e incontenibile di 93 anni. Egli si porta nella tomba, o lascia nei musei della sua arte, il rosso così splendidamente portato dalle sue modelle, per niente ideologico, e ci lascia al rosso di Maurizio Landini e accessori. Quali ormai sono diventati, inseguendolo negli scioperi, nei referendum, nelle piazze, nelle fiere gli aspiranti all’alternativa al governo di centrodestra di Giorgia Meloni: dal Pd di Elly Schlein al Movimento ancora 5 Stelle di Giuseppe Conte, alla sinistra radicale di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, alla neonata Casa Riformista del pluri-ex Matteo Renzi all’Azione, con la maiuscola, di Carlo Calenda.
L’elenco è incompleto o provvisorio perché non passa ormai giorno o settimana che non si facciano sentire e vedere sulla scena o nei retroscena altri aspiranti alla compagnia e persino a Palazzo Chigi, se dovesse mai liberarsi della presenza inusualmente “stabile”, come si sottolinea con ammirazione, in verità più all’estero che in Italia, della leader della destra Giorgia Meloni. Che intende raddoppiare fra due anni, alla scadenza ordinaria della legislatura, e magari anche cercare di succedere al Quirinale a Sergio Mattarella nel 2029, quando la prmeier avrà superato il minimo richiesto dei 50 anni, cui si è avvicinata qualche giorno fa compiendone 49, fra una missione e l’altra all’estero. Una prospettiva, questa, che naturalmente è vissuta come un incubo dalle opposizioni ma alla quale temo, diciamo così, che esse dovranno abituarsi per farvi i conti. E scommettere magari sulle divisioni del centrodestra per ripiegare su una candidatura, sempre di quelle parti politiche, meno di punta. Non ne mancano, naturalmente, e neppure tanto al coperto.
La lunga storia, ormai, delle corse al Quirinale è contrassegnata di candidature arenatesi per la troppa autorevolezza dei titolari e sorpassate all’ultima curva da altre di peso politico apparentemente inferiore. Ma solo apparentemente, come i fatti avrebbero poi rivelato, per esempio, con Sandro Pertini, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e ora, in fondo, anche Sergio Mattarella, al suo secondo e solido mandato.