
Peccato che il generale Roberto Vannacci -tuoi, senza offesa- sia impegnato a scrivere un altro libro, o lo abbia già scritto e ne stia allestendo il lancio nella speranza di ripetere il successo mediatico ed economico del primo sul mondo al contrario. Di cui ormai tutti lo considerano, per scherzo o sul serio, un esperto. Egli potrebbe occuparsi del caso di Ilaria Salis per cercare di venirne metaforicamente a capo, essendo la vicenda della giovane insegnante brianzola, pur con quel nome inconfondibilmente sardo, da mondo al contrario davvero.

Tutti ne hanno scritto e parlato come di una detenuta costretta a vivere in un carcere ungherese fra topi, scarafaggi ed altre schifezze, portata e lasciata in catene in un’aula di tribunale, eppure ripresa dai fotografi sorridente con chi la tiene al guinzaglio. Di un sorriso magari spavaldo, ma sempre sorriso. E ciò ben prima che, scoppiate le polemiche e resi roventi telefoni e telefonini fra Roma e Budapest, uno dei più alti magistrati magiari andasse di persona a verificare lo stato della sua cella, e magari a farla rimettere finalmente in ordine.

La presidente del Consiglio usa i suoi noti buoni, comprensivi rapporti personali col collega ungherese Victor Orban per tirare fuori dai guai la connazionale, o migliorarne le condizioni, e uno dei suoi due vice, il leghista Matteo Salvini, ne prospetta la radiazione da insegnante per le sue provate -secondo lui- abitudini protestatarie e violente sperimentate a suo tempo da una sezione lombarda del Carroccio, Ma nel giro di un nanosecondo si viene a sapere che da quell’ accusa in realtà mossele in una procura la ragazza fu assolta.
Questa benedetta Salis, anti-nazifascista oltre che antileghista, va in Ungheria e s’imbatte l’anno scorso in un raduno annuale festoso di nazisti. Cerca di picchiarne, o ne picchia due secondo l’accusa finendo in galera fra inutili proteste di innocenza.

Ma come? L’Ungheria non è un paese fra i pochi, per fortuna, che in Europa non se l’è presa più di tanto, diciamo così, con la Russia di Putin che da circa due anni fa bombardare l’Ucraina per “denazificarla”, come dicono al Cremlino? E perché in territorio magiaro tra un ostentato nazista e uno che cerca di prenderlo a calci, o qualcosa di simile, polizia e magistrati preferiscono proteggere il primo e fare passare i guai all’altro? L’altra, in questo caso.

C’è poco o niente che torni in questa storia, né in Ungheria né in Italia. Dove peraltro di detenuti in catene per strada e nei tribunali se ne sono visti eccome, come i compianti Enzo Tortora ed Enzo Carra, per non parlare del suicida in carcere Gabriele Cagliari durante quella che per molti è ancora l’epopea di Mani pulite. E non ci fu un piantone, dico solo un piantone, a rimetterci il posto, come ora Salvini pretende che lo rimetta la Salis.

Generale Vannacci, ripeto, faccia, scriva, gridi qualcosa, in divisa o senza. Stavolta, vedrà, non incorrerà nelle ire del ministro della Difesa.
Pubblicato sul Dubbio



