Le ultime notizie dall’officina di Franceschini su Silvia Salis e Matteo Renzi

       Ma più che con Silvia Salis mi pare che Franceschini ce l’avesse e ce l’abbia con questo messaggio affidato al Corriere della Sera a Matteo Renzi. Che corteggia politicamente -s’intende- la sindaca di Genova mettendola in tentazione, come nel vecchio testo della preghiera del padre nostro. E la sventurata post-manzoniana ci è cascata dichiarandosi a disposizione se a proporle Palazzo Chigi non sarà solo il post-machiavellico Renzi ma anche altri. Fra i quali Franceschini si è messo di fretta per dirle no. E invitare anche Renzi, ripeto, a contenersi nella sua abitudine di allargarsi e prenotare Palazzo Chigi per il favorito di turno: nel 2019, quando era ancora nel Pd, per lasciarvi Giuseppe Conte disarcionato dal suo vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini, arrivato al 30 per cento in un turno elettorale per il Parlamento europeo, o farvi arrivare nel 2021 Mario Draghi, proiettandone l’immagine addirittura sul Quirinale, dove invece sarebbe stato confermato Sergio Mattarella. Che vi rimarrà quasi regalmente sino al 2029.

       Quando ha parlato del “nostro campo”, in cui lasciare crescere con calma il fiore o la pianta della giovane sindaca di Genova, Franceschini forse non ha parlato solo del “suo” Pd. Al quale peraltro mi sembra che la Salis non sia ancora iscritta, come capitò alla Schlein mentre scalava la segreteria del Nazareno. Franceschini ha pensato e pensato anche a quello più largo, come si dice, dell’alternativa al centrodestra. Il campo che Giuseppe Conte, proponendosi alle primarie dopo la vittoria referendaria contro la riforma costituzionale della magistratura, avrebbe finalmente ben definito nei confini agli occhi di Franceschini. Che se n’è compiaciuto al pari di Goffredo Bettini, pur preoccupato quest’ultimo -forse scaramanticamente- della troppa “euforia” seguita al successo referendario cui lui ha contribuito votando no dopo essersi lasciato tentare dal sì ispirandosi al compianto padre avvocato. Un no impostogli addirittura dal “contesto” internazionale, come nel caso pure del senatore a vita ed ex premier Mario Monti.

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