Dalla corsa alla luna alla corsa al Quirinale, o viceversa

       Meno male che negli Stati Uniti del pur imprevedibile presidente Donald Trump, che sogna il premio Nobel della pace anche dopo essersi dichiarato pronto a fare tornare l’Iran “all’età della pietra”, dove però gli ayatollah continuerebbero probabilmente a fare i loro abituali lavori; meno male, dicevo, che con Artemis II sono riprese le spedizioni lunari. Chissà se, sicuramente dopo l’era Trump, si riuscirà davvero a permettere ai terrestri più fortunati di fuggire dalla Terra, con la dovuta maiuscola, per rifugiarsi nel suo satellite. Qui, sulla Terra, accadono ormai cose sempre meno comprensibili e più temibili. Sula Terra, sempre con la maiuscola, degli americani, e loro alleati sempre più precari e minacciati, dei russi passati dal comunismo sovietico a quello personale di Putin, dei cinesi imprescrutabili nelle loro attese millenarie, del Medio Oriente sempre più polveriera, e infine, molto infine, dell’Italia minacciata dalla natura inclemente che si porta appresso i ponti sopravvissuti agli errori di costruzione o manutenzione, e da una politica più nel pallone di quanto non sia il gioco del calcio, ormai precluso ai campionati mondiali.

       Trovo il tempo, mi rimprovererete, di scherzare sulle cose serie. Sì, lo trovo in uno sforzo un po’ gramsciano, pur non essendo mai stato comunista, dell’ottimismo della volontà. La corsa alla Luna è pur sempre una risorsa di fantasia, superiore per dimensioni ed altro a quella al Quirinale cominciato col solito, lunghissimo anticipo nelle cronache e nei retroscena, a distanza di più di mille giorni della scadenza del secondo mandato quasi regale, per durata complessiva di 14 anni, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

       Una corsa, questa tutta italiana al Quirinale, alla quale avrebbe potuto partecipare con un po’ di buona volontà e di fortuna persino il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, spinto l’anno scorso nella calca retroscenista della corsa alla presidenza della sua regione, la Campania finita invece nelle mani e nella barba di Roberto Fico, se il suo cuore non fosse stato appiedato non da un infarto, ma da una relazione extraconiugale rivelata dalla stessa amante confessa. Della quale naturalmente le opposizioni vorrebbero che riferisse alle solite Camere la solita premier Giorgia Meloni, fra dimissioni, guerre e accidenti.  

       Ditemi voi, francamente, se non è preferibile correre sulla Luna o sognarla…….

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