La Meloni interviene nella campagna referendaria in soccorso, ma vero, dei magistrati

       A 21 giorni dal voto sulla riforma costituzionale della magistratura la campagna referendaria è stata un pò sommersa, fra paura e allegria, dalle cronache della guerra in Medio Oriente, con l’attacco di americani e israeliani all’Iran, di cui è stato abbattuto il despota fanatico Khamenei, e quelle del festival canoro di Sanremo finalmente conclusosi, col relativo sequestro dei palinsesti televisivi della Rai.

Ma, per quanto sommersa da altri e opposti avvenimenti, la campagna referendaria ha segnato un intervento della premier in persona Giorgia Meloni. Che ha così accolto le sollecitazioni giuntele dall’interno della maggioranza e del governo a impegnarsi di più sul fronte del sì minacciato di sorpasso dal fronte del no.

       “Sarebbe un peccato- ha detto la presidente del Consiglio a Bloomberg-se non vincessero i si. Ma invece penso che accadrà”. Cioè che a vincere saranno i sì. A vantaggio non tanto del governo-  che ha promosso la riforma anche per riequilibrare i rapporti fra giustizia e politica -perché no?- alterati “bruscamente”  da una trentima d’anni con tanto di certificazione, a suo tempo, del presidente della Repubblica e del Consiglio Superiore della Magistratura Giorgio Napolitano- quanto degli stessi magistrati. “Vogliano un sistema della giustizia  -ha spiegato la Meloni- nel quale quando un giudice vale non ha bisogno di andare a chiedere il permesso alla corrente per fare carriera”.  Se ne ha una di appartenenza, fra quelle che alimentano l’associazione nazionale dei magistrati e condizionano il Consiglio Superiore. Sennò, quel giudice si appende al classico tram.

Il penultimo Trump, che vuole bene agli europei minacciati dall’Iran dell’abbattuto Khamenei

       Donald Trump, il presidente americano, è dunque tornato a voler bene, diciamo così, a noi europei, motivando la guerra all’Iran con la volontà e necessità di difendere anche l’Europa minacciata dai progetti nucleari e, già adesso, dai missili puntati puntare contro il vecchio continente.   Come aveva fatto una volta con gli SS 20 l’Unione Sovietica imponendo alla Nato un riarmo che fu fatale a Mosca per gli effetti economici di una costosissima rincorsa militare, dalla quale fu travolta prima ancora che dai Cruise installati anche in Sicilia.

       Speriamo che, con tutte le sue uscite precedenti contro l’Europa, Trump non ci faccia risultare ancora più antipatici ai suoi elettori, che potrebbero non gradire adesso l’attenzione, le premure e quant’altro di un presidente pronto anche a subire perdite di vite americane in Medio Oriente per combattere il comune nemico, cogliendo come primo successo la morte di Khamenei, “l’uomo tra i più malvagi del mondo”, sotto le macerie di casa.

       A parte il giustificatissimo sollievo per la scomparsa di questo fanatico e sanguinario despota, ormai il mondo è stato messo così sottosopra, direbbe il generale Vannacci in vestaglia, che tutto ci si può aspettare dalle iniziative di Trump. Anche un abbraccio per farci più male che bene.

       Più che all’Europa chiamata in causa per allargare spazio e finalità delle sue iniziative, penso che la guerra all’Iran, con Israele, sia servita e serva a Trump per cercare di chiudere davvero soprattutto la questione di Gaza, che gli sta a con quel Comitato di pace e di ricostruzione di cui egli ha assunto la guida a vita. E del quale gli italiani sono “osservatori”, da lui stesso invitati.

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