Gli esami della Meloni non finiscono mai, come quelli di Eduardo De Filippo

Come quelli scritti e recitati a suo tempo da Eduardo De Filippo, non finiscono mai gli esami di Giorgia Meloni. Che, appena ribadito il ripudio della complicità del fascismo con l’antisemitismo nazista e i milioni di morti di cui ieri è stata celebrata la giornata della memoria, si è vista chiedere oggi dal senatore a vita ed ex premier Mario Monti, sul Corriere della Sera, la rottura, non più qualche strappo, col presidente americano Donald Trump. Una rottura senza la quale il fascismo tornerebbe ad essere l’abito adatto alla premier italiana e al suo partito, essendo Trump una reincarnazione del fascismo oltre Oceano.

       Nella richiesta del senatore Monti c’è anche un po’ di autocritica, avendo lo stesso Monti ricordato di avere riconosciuto alla Meloni l’anno scorso il merito, l’astuzia, l’intelligenza, chiamatela come volete, di avere cercato e ottenuto un rapporto quasi privilegiato col presidente appena tornato alla Casa Bianca. Un rapporto che avrebbe potuto essere utile anche all’Italia e all’Europa, di cui la premier avrebbe potuto diventare il ponte su cui continuare a fare viaggiare l’atlantismo, per quanti colpi potesse esso subire da un Trump deciso a ridisegnare il mondo. Almeno quello uscito dagli accordi di Yalta conclusivi della seconda guerra mondiale,

       Nel suo appello alla Meloni a rompere con Trump -e non solo a tirargli la lunga cravatta rossa, come in una vignetta comparsa nei giorni scorsi sui suoi pubblici dissensi dagli “errori” dell’amico americano- Monti ha finito anche per associarsi o, quanto meno, per farsi tentare dal ragionamento col quale Goffredo Bettini ha motivato la sua conversione al no referendario contro la riforma della magistratura, dopo il sì annunciato e praticato pubblicamente nel Pd dissociandosi dalla segretaria Elly Schlein. M soprattutto dall’amico Giuseppe Conte fuori, nel fantomatico campo largo dell’alternativa al centrodestra. La vittoria referendaria del sì condannerebbe la Meloni, anche secondo Monti, alla tentazione irresistibile di un nuovo fascismo.   

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