Nelle quattro righe della quotidiana “cattiveria” del Fatto di Marco Travaglio, in prima pagina, c’è oggi un sospetto che, con ironia ma non troppo, condivido. Il sospetto che nei rapporti fra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, in ordine non solo alfabetico, si sia creata una situazione talmente imbarazzante e rischiosa per entrambi -non sul piano fisico, per carità, ma politico- da proteggere i loro incontri conviviali con qualche cautela. A cominciare dall’assenza della “servitù”, cioè della più classica, scomoda, rischiosa testimonianza.
La posizione di Tajani in Forza Italia mi sembra fattasi assai pesante, più di quanto egli pesi davvero sulla bilancia, per quanto sia un segretario dalla ormai scontata conferma nel congresso programmato per l’anno prossimo, prima delle elezioni politiche generali, avendo il potenziale antagonista Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, appena annunciato di non volerlo contrastare come candidato al vertice del partito. O non ancora. E forse avendone parlato proprio con Marina Berlusconi, che lo riceve ogni tanto, separatamente da Tajani, peraltro carico, anzi stracarico di impegni come vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri fra guerre di ogni tipo e latitudine.
Il cappio al quale, maliziosamente e andreottianamente, vedo ormai appeso Tajani, nella formula del peccato che si commette pensando male ma indovinando, è quell’asticella elettorale che pure lui improvvidamente si è assegnata come obiettivo: il 20 per cento dei voti, più del doppio, quasi il triplo, dell’8 per cento attuale. Con qualche decimale che mette il partito berlusconiano in concorrenza con la Lega di Matteo Salvini e ora anche di Roberto Vannacci, almeno sino a quando il generale -Vannacci, appunto- non consumerà la scissione che in tanti si aspettano ormai da lui. E che lo stesso Salvini mi pare abbia messo nel conto avvertendolo pubblicamente che fuori della Lega, per chi ne proviene, esiste solo “il nulla”, o il “deserto”.
Di quell’eventualmente e probabilmente mancato 20 per cento Tajani potrebbe essere chiamato a rispondere dopo le elezioni, per quanto fattosi prudentemente confermare segretario, ripeto, prima delle elezioni. Rispondere come segretario, appunto, ma anche come uno dei possibili concorrenti del centrodestra al Quirinale, quale viene sussurrato nei retroscena, alla scadenza del doppio mandato di Sergio Mattarella.