Il no referendario dei magistrati inciampa nel tema della sicurezza

         A complicare ulteriormente la campagna referendaria del no alla riforma costituzionale della magistratura -già costretta nella difesa delle sue abitudini, più che prerogative, a ricorrere ad autentici falsi, come quello della sottomissione delle toghe al governo per effetto delle loro carriere separate- è il tema della scurezza tornato centrale nel dibattito politico, se mai se ne fosse allontanato, dalle nuove misure predisposte dal governo. Che magari adesso sarà accusato dai signornò di avere preso questa iniziativa apposta per mettere in maggiori difficoltà la magistratura, come se a rendere necessarie nuove norme in materia non fosse stata e non sia tuttora   la cronaca, la dannatissima cronaca, fatta anche di delitti commessi da sciagurati che avrebbero dovuto essere in prigione o, se immigrati clandestini, giù riportati a casa se non avessero trovato sulla loro strada magistrati troppo distratti o generosi.

         L’arresto in Italia, diversamente da altri paesi i cui regimi sono difesi in manifestazioni di piazza tipo quelle per la Gaza di Hamas, non dipende dal governo, ma solo dalla magistratura. E, più in particolare da un giudice che accoglie la richiesta di un pubblico ministero. O, accordatolo, ci ripensa in un secondo momento o grado procedurale, sempre in pendenza di indagini.

         Si è gridato allo scandalo quando, di recente, la premier Giorgia Meloni si è lamentata dell’azione di governo in tema di sicurezza, appunto. “vanificata” dalla magistratura nella discrezionalità con la quale interpreta e applica la legge. E l’ha esortata, con le altre istituzioni, a “remare insieme”. Remare insieme?, hanno gridato e protestato magistrati e loro tifosi, vedendo in questa esortazione della presidente del Consiglio un’altra prova, o indizio, della volontà, pretesa e quant’altro di sottomettere la magistratura alla “politica”, come dai cartelli di propaganda referendaria del no alla riforma approvata dal Parlamento. Eh sì, cari signornò. Remare insieme nel rispetto delle leggi, anziché contestandole persino con orgoglio. E quindi vanificandole, per tornare alla constatazione e alla denuncia della premier.

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