Con Spenser Di Scala, morto a 84 anni, di origini italiane ravvivate da frequenti ritorni nel nostro Paese, è scomparso negli Stati Uniti lo storico americano che ha saputo conoscere, analizzare e raccontare meglio oltre Oceano i 18 anni, all’incirca, del potere di Bettino Craxi in Italia, fra il 1976, quando assunse la segreteria del partito socialista al minimo storico cui l’aveva portato Francesco De Martino, al 1994. Governando nel frattempo direttamente l’Italia da Palazzo Chigi fra il 1983 e il 1987. E vincendo, fra l’altro, lo storico referendum contro i tagli anti-inflazionistici alla scala mobile dei salari promosso dalla Cgil su commissione del Pci di Enrico Berlinguer, morto in tempo per non viverne personalmente la sconfitta.
Quella sconfitta della Cgil a trazione comunista segnò, prima ancora del successo di Craxi, la ripresa del primato della politica nei rapporti col sindacato. Esattamente l’opposto di quello che vorrebbe ora la sinistra, e più in particolare la Cgil, sempre quella, con i referendum dell’8 e 9 giugno prossimo su lavoro e cittadinanza.
Giuseppe Scanni ha voluto ricordare su Facebook l’amico riproponendo una bella intervista concessa da Spenser Di Scala a Fabio Ranucci nel decimo anniversario della morte di Bettino Craxi in terra tunisina. Che fu anche l’occasione colta dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per testimoniare alla vedova i meriti politici del marito e “la durezza senza uguali”, e perciò ingiusta, subita nelle indagini e nei processi giudiziari e mediatici per la cosiddetta Tangentopoli. Frequentata da tutti come città e pratica delle tangenti illegalmente usate dai partiti per il loro finanziamento ma alla fine identificata soprattutto nel partito socialista craxiano. Il tutto -avvertì onestamente Napolitano- in un rapporto fra la giustizia e la politica improvvisamente e “bruscamente cambiato”.
Quel riconoscimento e monito di Napolitano, a lungo leader dell’ala riformista del Pci, cadde purtroppo nel vuoto a sinistra. Neppure ai tempi della segreteria di Matteo Renzi, che preferì esplicitamente la memoria di Enrico Berlinguer a quella di Bettino Craxi, il Pd è riuscito a rileggere con la decenza di una chiara autocritica gli anni della demonizzazione suicida del Psi autonomista e anticomunista.
Un solo o principale “errore” fu contestato a Craxi, a dieci anni dalla morte, da Spencer Di Scala. “Aver personalizzato -disse- eccessivamente la politica del partito più vecchio e glorioso d’Italia. Fino ad arrivare alla implosione. Ciò a prescindere dalle inchieste di Tangentopoli. In questo Paese, tra l’altro, c’è il problema che non si riesce a scindere la politica e le istituzioni dal personaggio”. Solo in Italia? Ci sarebbe da chiedere a Spenser Di Scala se fosse ancora vivo, pensando a presidenti americani di segno politico opposto come Obama e ancor più Trump. Che si spera contenibile anche con la felicemente imprevista elezione del papa americano Robert Prevost.