Giorgia Meloni alla Casa Bianca, non all’assalto del Quirinale

Da Libero

Da informazioni assunte da buona e amichevole fonte so che al Quirinale tutto funziona regolarmente, anche il servizio di riscaldamento. Il Presidente gode di ottima salute e lavora senza tenersi il cappotto addosso. Non corre insomma rischi di congelamento, o di semplice raffreddore.

Il ministro dell’Interno in Parlamento

So bene, per carità, non sono uno sprovveduto, che “il gelo” al Quirinale su cui ha titolato ieri la Repubblica di carta è solo di natura politica, attribuito in particolare ad un venticello proveniente da Palazzo Chigi, ma un po’ anche dal Ministero dell’Interno. Dove le difficoltà che stanno incontrando nelle piazze le forze dell’ordine e la preoccupazione di tutelarle da “processi sommari”, come ha detto in Parlamento il titolare del Viminale dopo averne parlato personalmente -ho saputo- con lo stesso presidente della Repubblica, proverrebbero secondo qualche retroscenista da una certa vulnerabilità provocata dalle proteste pubbliche del capo dello Stato per il “fallimentare” uso dei manganelli contro i ragazzi di Pisa e simili  dei giorni scorsi.

         Ma quei rilievi furono condivisi, per annuncio dello stesso Mattarella, dal ministro in persona al telefono. E poi anche da Giorgia Meloni, correttamente informata dallo stesso Mattarella del comunicato che stava per essere emesso dal Quirinale sulla spiacevole vicenda. Della quale si stanno occupando con indagini le stesse forze dell’ordine e la magistratura.

         Non vedo francamente quale interesse politico possano avere il ministro dell’Interno e la presidente del Consiglio ad aprire e condurre un contenzioso adesso col presidente della Repubblica. Né quale interesse possa avere a sua volta il capo dello Stato ad avere con l’uno e l’altra un comportamento  meno che costruttivo.

         Più che con notizie, ho l’impressione che abbiamo a che fare con supposizioni, d’altronde non nuove. Non sono mancate in passato smentite anche stizzite del Quirinale a chi lo dava in conflitto o solo imbronciato con la premier. Ad una di queste smentite fu addirittura attribuita la causa di un cambiamento repentino di direzione intervenuto in uno dei più importanti giornali italiani.

Dal Messaggero

         Persino uno dei più sospettosi ma anche informati colleghi sulla piazza, Marco Travaglio, direttore di un giornale che contende a Repubblica il ruolo di nave ammiraglia della flotta d’opposizione al governo, ha avuto qualche giorno fa qualche remora a pensare che alla Meloni convenisse aprire un contenzioso col Quirinale sul tema delle forze dell’ordine e della loro tutela dai malintenzionati. “Ce l’ha con Mattarella”? si era chiesto quasi incredulo, in un lungo titolo sulla testata, riferendo appunto della premier intervenuta in difesa della Polizia. Secondo Repubblica, invece, in fase evidentemente di sorpasso sulla strada della guerra o delle ostilità al governo, Meloni ce l’aveva proprio col capo dello Stato. Che ne sarebbe perciò rimasto, come si diceva, gelato.

Dall’Unità

         Con Repubblica si è ritrovata l’Unità del mio caro amico Piero Sansonetti, che sta vivendo una seconda giovinezza di lotta, annunciando in prima pagina “l’assalto” addirittura della Meloni al Quirinale, da sola. Senza gente appresso, come avvenne invece  con la famosa “marcia su  Roma “ dei fascisti tanto evocata  da storici di professione e di avventura nel centenario diabolicamente coincidente, nel 2022, con l’arrivo della prima donna, e di destra,  nella storia d’Italia alla guida di un governo.

         Se questa è stata la fantasia di Repubblica figuriamoci quella del giornale che ne ha preso il posto nel cuore, nella testa e nelle tasche del buon Carlo De Benedetti: un quotidiano forse troppo proiettato nel futuro anche nel nome della testata –Domani-che se n’è uscito ieri su tutta la prima pagina con questo titolo: “Il governo “manganella” Mattarella- Meloni e la vendetta del premierato”. Che pertanto sarebbe una riforma studiata apposta dalla premier, sin dall’insediamento a Palazzo Chigi, nella prospettiva di togliere poteri, parola e quant’atro al presidente della Repubblica con la forza derivante dall’elezione diretta del capo del governo da parte dei cittadini.

         Questo tentativo, già segnalato da Mario Sechi, di usare la riforma del premierato messa nel cantiere parlamentare dalla Meloni non per farla arrivare in porto nel migliore dei modi, o per condurre un’opposizione leale e costruttiva, ma solo per intossicare i rapporti politici e istituzionali e rappresentare strumentalmente una contrapposizione strutturale, diciamo così, fra la premier e  il capo dello Stato, e viceversa, andrà avanti per tutta la legislatura. Quello che si sta servendo in questi giorni è solo l’antipasto.

Alessandra Todde, la nuova governatrice della Sardegna

         Questa strategia d’intossicazione  del dibattito politico, di avvelenamento dei pozzi, della tensione permanente scommette tuttavia su una condizione che ritengo improbabile: la sprovvedutezza della Meloni o di Mattarella, o -peggio ancora- di entrambi. Che invece sanno di muoversi peraltro in una situazione internazionale assai delicata, in cui all’Italia toccano funzioni e ruoli atlantici ed europeisti preclusi alle opposizioni per le loro profonde divisioni. Che non sarà certamente la nuova e volenterosa governatrice della Sardegna Alessandra Todde a sciogliere da Cagliari alternando telefonate con Conte e la Schlein.

In questa situazione, che pure si avverte sfogliando  i giornali e vedendo le immagini di guerra su tutti i canali televisivi, la Meloni e Mattarella sono semplicemente sullo stesso asse Non conviene, ripeto, né all’una né all’altro disturbarsi, ammesso e non concesso che ne fossero stati e ne fossero mai improvvidamente tentati.

Pubblicato su Libero

Ripreso da http://www.startmag.it e http://www.policymakermag.it

La campagna dell’immaginaria crisi fra il Quirinale e Palazzo Chigi

Da Repubblica

         Ne occorre di coraggio, o disinvoltura, per denunciare “il rischio di gettare benzina sul fuoco”, come fa oggi Repubblica commentando le polemiche sulle forze dell’ordine -dopo i richiami di Sergio Mattarella contro i manganelli sui ragazzi di Pisa e le preoccupazioni del governo sull’animosità delle piazze e le intolleranze verso gli agenti- e aprire contemporaneamente il giornale con l’annuncio di una crisi al vertice delle istituzioni.

Sempre da Repubblica

         “Meloni, il gelo del Quirinale”, grida infatti su tutta la prima pagina il quotidiano che ormai guida l’opposizione in concorrenza con Giuseppe Conte, che pure è molto più avanti del Pd di Elly Schlein nelle ostilità al governo di centrodestra, o di destra-centro, saldo in carica nonostante il venticello della sconfitta di misura nelle elezioni regionali sarde di domenica scorsa.

Dal Secolo XIX

         Non è tanto un’esagerazione la vignetta nella quale Stefano Rolli sulla prima pagina del Secolo XIX fa rappresentare il Pd come “la continuazione delle 5 Stelle con altri mezzi” dalla stessa Schlein travestita da ammiraglio compiaciuto, con tanto di cannocchiale fra le mani.

         E’ curioso questo presunto “gelo” del Quirinale, dove tutto cominciò qualche giorno fa con una esternazione di protesta del presidente della Repubblica contro gli insulti di piazza alla Meloni e le fiamme appiccate alle sue immagini o fantocci.  E perché mai l’illustrissimo capo dello Stato dovrebbe essere rimasto “gelato”, con tutto l’impianto di riscaldamento del Quirinale evidentemente in avaria, dalle parole spese dalla Meloni, e ribadite in Parlamento dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, contro processi sommai alla Polizia e scarsa considerazione delle aggressioni che subiscono generalmente in piazza più gli agenti che i dimostranti, maggiorenni o minorenni che siano? Non è forse questa la reale situazione, con tanto di numeri certificati?

Dal Fatto Quotidiano di ieri

         Persino Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, rimasto una volta tanto indietro a Repubblica, nel riportare ieri le preoccupazioni della Meloni per le condizioni di poca sicurezza in cui si trovamo spesso le forze dell’ordine aveva messo tanto di punto interrogativo all’ipotesi che la presidente del Consiglio, ancora grata dell’appoggio ricevuto dal Quirinale contro i suoi detrattori, ce l’avesse avuto col capo dello Stato accusandolo di avere indebolito troppo la polizia intervenendo con telefonate e comunicati contro i manganelli adoperati a Pisa sui ragazzi.

Titolo di Domani

         La verità è che Repubblica e altri giornali che le fanno concorrenza nelle edicole sempre meno numerose hanno perso il senso dei confini che pure dovrebbero esserci fra l’informazione e la strumentalizzazione delle notizie, retroscena e quant’altro. Quel “rischio di gettare benzina sul fuoco” avvertito o denunciato -ripeto- oggi da Repubblica sotto il presunto “gelo del Quirinale” con Meloni e ì’intero governo, o viceversa, sembra la confessione di un piromane neppure tanto pentito.

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